8.7.14

PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ DEL POPOLO PALESTINESE

Rispetto profondo e partecipazione per quanto il popolo ebraico ha subito, a opera della canaglia nazista, durante gli anni della seconda guerra mondiale, ma a quasi settanta anni dalla fine di tutto questo, la shoah ha cessato di essere una delle storie più tragiche della civilissima Europa contemporanea, per diventare un indecente strumento politico nelle mani di quello che è adesso il sionismo.
Sì, perché oggi come oggi il governo d’Israele, giustifica ogni sua nefandezza come figlia necessaria di quella tragedia e in nome di questa, opprime, uccide, priva della libertà, confisca case e beni a un popolo cui è negato vivere in pace sulla propria terra.
Il 9 luglio di quest’anno saranno passati dieci anni da quando la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato illegittimo il Muro dell'Apartheid voluto e costruito dal governo Israeliano in Cisgiordania, in disprezzo di ogni dettato del diritto internazionale.
Ma va detto che il muro è solo la testimonianza fisica di quanto accade in quelle terre; in sessantasei anni di occupazione sionista in Palestina, quel popolo ha subito di tutto, con una ferocia degna delle migliori truppe naziste: non sono state risparmiate donne, bambini, anziani, gente la cui unica colpa era quella di essere parente, affiliata o amica di qualcuno ritenuto colpevole di terrorismo, ovviamente il tutto senza uno straccio di prova, così, sulla base di un semplice sospetto o, talvolta, utilizzando motivazioni del tutto inventate, affidando all’esercito quelle che Israele chiama operazioni di polizia, ma che sono vere e proprie azioni di guerra, non escluso il bombardamento aereo in zone densamente abitate, raid in scuole, abitazioni, università e ospedali.
Israele ha avuto diverse condanne da parte dell’ONU, ma la cosa non ha mai avuto seguito, un po’ per il veto opposto ogni volta dagli USA, ma sopratutto per un’opinione pubblica internazionale che è sicuramente quietata dal fatto che il sionismo rappresenta il grosso della finanza mondiale.
In questi giorni l’opinione pubblica concentra le sue attenzioni sull'uccisione dei tre giovani coloni israeliani ma nessuna voce si è levata a condannare la rappresaglia organizzata su larga scala e rivolta essenzialmente verso la popolazione civile, dove anche i bambini (e le immagini trasmesse in televisione sono una drammatica testimonianza di tutto questo) sono stati tratti in arresto con metodi e modi resi ancora più gravi dal fatto che gli arrestati erano ragazzini; penso che sia ancora nel ricordo di ognuno il pestaggio e l’arresto di Tariq Abu Khdeir, cugino di Mohammed Abu Khdeir, l'adolescente palestinese bruciato vivo e il cui corpo carbonizzato è stato ritrovato mercoledì a Gerusalemme, ma non ci si può esimere dal pensare che il pestaggio e l’arresto di Tariq abbia fatto più notizia di altri e che la scarcerazione sia stata veloce perché Tariq è cittadino americano, altrimenti la possibilità che l’episodio fosse ignorato era piuttosto alta, ma questa è un’altra storia.
Sta di fatto che la punizione collettiva che Israele ha decretato avverso i palestinesi, ha, sin’ora, causato dieci morti e un centinaio di feriti e la cosa non sembra volersi attenuare.
Mercoledì 9 luglio, il PCL sarà presente, assieme ad altri, in un presidio che si terrà in Piazza della Repubblica alle ore 18.30 per ribadire il proprio NO all'occupazione della Palestina, alle politiche razziste israeliane, alla rappresaglia voluta e messa in atto da Israele; per ribadire il proprio NO al Muro in Cisgiordania, alla politica dell’Apartheid, alle vere e proprie operazioni di guerra contro i civili inermi; per ribadire il proprio NO alle condizioni disumane in cui sono detenuti i prigionieri politici palestinesi che nelle galere sioniste sono circa cinquemila cinquecento, di cui almeno duecento minori.
Oltre l’azione di presidio, il PCL si propone di sostenere la campagna per il boicottaggio e la promozione di sanzioni contro Israele e di aderire a qualsiasi iniziativa possa esser utile alla causa del popolo palestinese

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