6.5.18

IL PRIMO DI MAGGIO A PARIGI



Paris, 1 e 2 Maggio 2018 

1° maggio 

Per i compagni militanti delle Poste e per alcuni studenti accorsi in sostegno, la lunga giornata del Primo Maggio inizia all’alba. Su Boulevard de la Bastille già dalle prime ore del mattino infatti si sono radunati i lavoratori delle poste francesi, tra i quali Gael, compagno a rischio di licenziamento per la sua attività sindacale. Vanno avanti per qualche ora i preparativi per organizzare il punto pranzo. Il corteo partirà alle 14.30 ma già dalle 12.00 Boulevard e Piazza della Bastiglia sono saturi di persone. Davanti allo spezzone della CGT, si trova un partecipatissimo spezzone studentesco di circa 5.000 persone, che segue quello di apertura. Il corteo parte. Percorso Boulevard de la Basteille fino a Quai de la Rapée, il corteo gira sul Pont d’Austerlitz, in direzione Place d’Italie. Arrivati sull’altra sponda della Senna iniziano i primi tafferugli e dopo aver bloccato il passaggio al corteo, la polizia fa piovere lacrimogeni sui dimostranti. Un iniziale momento di caos viene subito saputo gestire dal servizio d’ordine dello spezzone studentesco che, evitando che i manifestanti si disperdessero, li guida in blocco su un percorso alternativo dove poi si annetterà anche l’altra parte del corteo. Nonostante continuino incessanti gli scontri i 55mila del corteo del Primo Maggio raggiungono comunque Place d’Italie, secondo un altro percorso, evitando che la mobilitazione si sfaldasse a scontri avviati. Il bilancio è positivo oltre i pronostici per quanto riguarda la partecipazione, soprattutto studentesca. L’importanza della vertenza contro le politiche del governo Macron ha mobilitato il popolo francese che, organizzando un fronte unitario al corteo del Primo Maggio, ha dimostrato quanto profondo sia il dissenso verso il processo di disgregazione dei diritti avviato dall’Eliseo. Ospedalieri, Funzione Pubblica, Ferrovieri, Studenti, Poste e Salariati in generale hanno saputo organizzare e dimostrare la dura opposizione al ridisegno macronista, consapevoli che sarà una dura lotta dalla quale però l’unica possibilità di uscita è la vittoria su tutti i fronti di intervento. 

2 maggio NANTERRE

"Studenti e salariati. Contro chi attacca il nostro futuro.” Lo striscione sottostante il palco dell’anfiteatro dell’università di Nanterre recita anche: “Contro l’università a numero chiuso, contro la cancellazione dell’APL, contro la Loi travail XXL. Sciopero generale!” L’anfiteatro per 1.000 persone straborda di studenti della facoltà di Nanterre. Si calcolano circa 1.700 presenti, giornalisti esclusi. La partecipatissima assemblea tenutasi nell’anfiteatro dell’università è un altro sintomo dell’avversione totale alle politiche del governo, che, per quanto riguarda l’istruzione, vede attaccato su più livelli l’accesso alla libera formazione, disgregando da un lato tutto il programma di sussidi e dall’altro inserendo il numero chiuso e la selezione per accedere all’università. L’assemblea è introdotta e diretta principalmente dai compagni di Anticapitalisme et Revolution, corrente interna di NPA. Si sta discutendo da un lato la meschinità e l’ingiustizia di tali politiche, e dall’altro di come procedere nel percorso di lotta. L’intervento in assemblea di due compagni italiani fa presente agli studenti francesi che in Italia già esiste e già sono assimilati selezione e numero chiuso, ricordandogli che la nostra generazione sta scontando l’impossibilità di accedere alle facoltà universitarie proprio per l’insufficiente opposizione della generazione che l’ha preceduta. Lottare, senza fare un passo indietro, risulta oggi essere l’unica soluzione per l’avvenire delle generazioni francesi, alle quali in tutti i modi deve essere evitato il modello classista di selezione per accedere alla libera formazione. Dopo una mattinata di partecipatissimi dibattiti, alle votazioni per decretare o meno l’occupazione degli stabili di Nanterre l’assemblea decreta l’occupazione ad oltranza della facoltà, con un totale di 1.400 consensi contro 300. È un successo enorme e si apre adesso un nuovo e fondamentale punto di partenza delle lotte. A cinquant’anni dal maggio ’68, un nuovo maggio di lotta si sta formando per gli studenti francesi.

Lorenzo Brunello PCL Firenze

1.5.18

1 MAGGIO ANTICAPITALISTA



Questa mattina circa 300 lavoratori del sindacalismo di base hanno sfilato per le vie del centro cittadino. Due soste come da tradizione. Davanti alla Conad per denunciare il lavoro nei giorni festivi e davanti alla Camera del Lavoro per denunciare il ruolo servile della Cgil verso padroni e governi. 

Viva il 1 maggio 
Proletari di tutto il mondo unitevi

CON I LAVORATORI DADA



APPELLO STOP AI LICENZIAMENTI REGISTER.IT DADA 

27 Aprile 2018 

Noi lavoratori di Register.it - DADA, azienda storica fiorentina del settore informatico, vogliamo rendere pubblica la situazione drammatica in cui ci troviamo. Tramite un'operazione disinvolta, mediata dalla direzione aziendale fiorentina, Dada è stata recentemente ceduta ad un fondo di investimento inglese, HG Capital, tra i principali attori della speculazione finanziaria internazionale. Così il 23 febbraio i nostri vertici aziendali di Firenze, mentre blindavano i propri stipendi d’oro, i propri bonus e la propria permanenza alla guida di Dada, ci hanno comunicato l'apertura di una procedura di licenziamenti collettivi, ai danni di trenta persone nella sede di Firenze. Un terzo dei dipendenti. Il tutto senza alcun tipo di crisi aziendale, anzi in presenza di dati economici positivi, con ricavi, margini e utile in crescita. Come ogni anno, infatti, anche nel 2017 dipendenti e manager hanno ricevuto premi produzione. La realtà è che si cerca in modo spregiudicato di tagliare i costi, per rendere l'azienda ancora più appetibile sul mercato e per aumentare ulteriormente i profitti, lucrando sulla pelle dei lavoratori che l'hanno fatta crescere. Già diverse persone sono state indotte a lasciare l'azienda. Nonostante l'aspra battaglia sindacale in corso, non c'è da parte dell'azienda una reale disponibilità a mitigare il procedimento, se non concedendo scarni incentivi all'uscita, per noi irricevibili. Non sono neanche percorribili soluzioni alternative, come gli ammortizzatori sociali o i contratti di solidarietà. Senza un accordo, le lettere di licenziamento scatteranno entro metà maggio. Il nostro caso è grave non solo dal punto di vista delle ricadute occupazionali immediate, ma più in generale per via del forte legame di Dada con la città. Stiamo parlando di un’azienda nata a Firenze, che anche grazie alle capacità e all’impegno dei propri dipendenti ha accumulato negli anni una lunga serie di successi e ha portato innovazione in Italia e non solo, fino a diventare tra le prime realtà in Europa nel settore. È stata Dada, per esempio, a portare Firenze in rete, collegandola per la prima volta ad internet. È stata Dada a introdurre in Italia l’utilizzo di community e social network, anticipando di diversi anni Facebook. Sempre Dada ha portato Blackberry in Italia, contribuendo alla sua diffusione. vitale garantire la sopravvivenza di realtà produttive di eccellenza come Dada, che a Firenze sono nate, si sono radicate e ancora danno impulso all’economia del territorio. Purtroppo la gestione di Dada nell'ultimo decennio non è stata altrettanto brillante né lungimirante. Nonostante l'azienda sia sana, oggi non c'è alcun piano industriale all'orizzonte. La nostra percezione è che i capitani siano in procinto di abbandonare la nave, dopo aver ordinato una veloce riverniciata e spinto i motori al massimo, per accreditarsi agli occhi dei nuovi partner finanziari. Siamo preoccupati del futuro incerto che al termine della ristrutturazione attende Dada, tenuta a fare maggiore profitto con una forza lavoro fortemente ridimensionata. È già stato anticipato che Dada verrà rivenduta da HG Capital entro due/quattro anni, con un valore accresciuto nel breve termine, ma forse incapace di sopravvivere all'intervento. Il timore è che venga definitivamente smantellata dal prossimo acquirente. Siamo probabilmente ad un punto di non ritorno. Vogliamo respingere ogni tentativo di creare “competitività” e profitto giocando sulle vite delle persone, affinché le aziende come la nostra siano tenute a muoversi nei confini dell’economia reale, con innovazione e investimenti, compresi quelli sui lavoratori. Vorremmo certezze su questi investimenti, su un piano industriale che tarda ad arrivare, sul mantenimento della sede a Firenze almeno per i prossimi tre anni. Siamo seriamente preoccupati dalla mancanza di progettualità di questa azienda e vorremmo che su questi punti su cui si continua a rispondere in modo evasivo si dessero risposte concrete. Non permetteremo di far fare soldi facili a chi non ha idee, e per "efficientare" taglia il personale. Non intendiamo lasciare le mani libere a soggetti senza scrupoli che vogliono semplicemente accumulare ulteriore profitto sulle spalle di lavoratrici e lavoratori che con passione, impegno e sacrificio hanno reso nota questa azienda in tutta Europa. Non è tollerabile che si faccia speculazione adottando le solite scorciatoie da macelleria sociale a cui la cronaca degli ultimi anni ci ha tristemente abituato. La mobilitazione è in pieno corso e intendiamo continuare a promuovere interventi pubblici ed iniziative in cui coinvolgere la cittadinanza. Non siamo soli in questa lotta e i fatti lo stanno dimostrando. L’ingiustizia di questi licenziamenti è una ferita per Firenze, e sono state tante finora le manifestazioni di solidarietà e vicinanza da tante associazioni ed organizzazioni, tanti gli inviti ad intervenire e gli spazi concessi. Ci sono state ben due mozioni che ci riguardano passate all’unanimità sia in Consiglio Comunale che in Consiglio Regionale. Già diversi quotidiani nazionali hanno denunciato la situazione Register.it Dada. Questa operazione inizia ad emergere pubblicamente in tutto il suo cinismo. Invitiamo quindi tutte le realtà cittadine e chiunque abbia a cuore le sorti dei lavoratori Dada a sostenerci, dando la propria adesione al nostro appello, in difesa dei posti di lavoro, della dignità dei lavoratori e della giustizia sociale. Il nostro obiettivo è chiaro: nessun licenziamento. La macelleria sociale non deve passare. Grazie. 

I lavoratori e la RSU Register.it - DADA

28.4.18

TESTIMONIANZA DI LOTTA E "INFORMAZIONI" DI UNA MAESTRA AL COMPAGNO FABIO BIAGIOTTI (Duka Brigante Fiorentino)





«Ciao Fabio, sono Paola. In merito alla tua richiesta di informazioni...si, abbiamo fatto un intervento sul palco di S. Spirito, lo trovi sulla pagina fb di Firenze Antifascista o su quella di Potere al Popolo Firenze. Per quanto riguarda il materiale informativo che mi hai chiesto...ti invio in allegato il volantino che abbiamo distribuito in piazza il 25 aprile e un altro documento in cui si ripercorre la complicata vicenda dei diplomati magistrali abilitati. Questo documento è stato scritto a Gennaio, all'indomani della Sentenza del Consiglio di Stato (20/12/2017) che ci esclude dalle graduatorie che danno accesso ai ruoli, rigettandoci nel precariato. Da quel momento ad oggi ci siamo (più o meno bene!) autorganizzati (attraverso vari coordinementi territoriali e un coordinamento nazionale), abbiamo fatto 3 scioperi (8 gennaio-23 febbraio-23 marzo), molte manifestazioni locali e nazionali. Fin da subito ci ha sostenuto tutto il sindacalismo di base (COBAS, CUB, USB), oltre ad alcuni sindacati e associazioni di categoria (ANIEF, SAESE, ADIDA, MIDA precari), mentre i Sindacati Confederali (CGIL-CISL-UIL) non sono mai scesi con noi in piazza, pur dichiarando (a parole) di sostenerci. Ora che l'anno scolastico sta per terminare, senza che per noi si intravedano possibili risvolti positivi, si intensifica la nostra lotta. Da domani per 5 giorni il Coordinamento nazionale diplomati magistrali ha organizzato un presidio al Ministero e uno sciopero della fame. Il 2 e il 3 maggio inoltre Anief e Saese hanno indetto ancora due giornate di sciopero generale della scuola. Contemporaneamente in varie città d'Italia ci saranno iniziative varie per sensibilizzare l'opinione pubblica. Insomma cerchiamo di fare il possibile per difendere i nostri diritti e salvaguardare il nostro lavoro e il nostro futuro. Spero di essere stata abbastanza chiara ed esaustiva. Disponibile per ulteriori informazioni. La pagina fb ufficiale del Coordinamento è: "Coordinamento Diplomati Magistrali Abilitati". In realtà dentro questo "movimento" di insegnanti in lotta ci sono tante anime, non tutte riconducibili all'interno del coordinamento nazionale. Ti segnalo anche queste pagine fb di altre esperienze territoriali (a mio avviso fra le più organizzate e interessanti): "coordinamento lavoratori della scuola 3 ottobre cps milano", "coordinameento nazionale diploma magistrale 2.0", "lavoratori della scuola auto-organizzati". Ciao, grazie per l'interessamento! Paola» 

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UN 25 APRILE DI LOTTA PER TANTE/I MAESTRE/I CHE RISCHIANO DI ESSERE LICENZIATE/I! A seguito della sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017, che ha ribaltato l’orientamento espresso fino a quel momento, più di 43.000 docenti di scuola dell’infanzia e scuola primaria (di cui 6.000 già assunti in ruolo a tempo indeterminato, seppur con riserva) perderanno il loro posto di lavoro. Stiamo assistendo al più GRANDE LICENZIAMENTO DI MASSA di personale statale, tagliato fuori poiché si è deciso che il Diploma Magistrale Abilitante (ante 2001/2002) non è più valido, è un DIRITTO SCADUTO! Ricordiamo invece che tale titolo è abilitante all’insegnamento in via permanente come da decreto del Presidente della Repubblica del 25 marzo 2014. Il Ministero si impegna a lasciare questi docenti con titolo di studio “scaduto” al loro posto fino alla fine dell’anno scolastico, non per benevolenza, ma perché senza di loro il sistema scolastico di infanzia e primaria rischierebbe il collasso per mancanza di insegnanti, gli stessi che in questi 20 anni hanno contribuito al corretto funzionamento della scuola pubblica italiana. Questi insegnanti, dunque, sono buoni per lavorare da precari, ma non lo sono altrettanto per essere assunti e stabilizzati. Ricordiamo che questa vicenda coinvolge anche gli alunni di questi insegnanti, le loro famiglie, il buon funzionamento delle istituzioni scolastiche, la continuità didattica, il diritto all’inclusione per gli alunni diversamente abili. Per questo maestre e maestri sono in piazza oggi, per difendere il loro lavoro, il loro futuro, la dignità della scuola tutta! QUANDO L’INGIUSTIZIA DIVENTA LEGGE, LA RESISTENZA DIVENTA DOVERE! Coordinamento Diplomati Magistrali Abilitati Firenze UN 25 APRILE DI LOTTA PER TANTE/I MAESTRE/I CHE RISCHIANO DI ESSERE LICENZIATE/I! A seguito della sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017, che ha ribaltato l’orientamento espresso fino a quel momento, più di 43.000 docenti di scuola dell’infanzia e scuola primaria (di cui 6.000 già assunti in ruolo a tempo indeterminato, seppur con riserva) perderanno il loro posto di lavoro. Stiamo assistendo al più GRANDE LICENZIAMENTO DI MASSA di personale statale, tagliato fuori poiché si è deciso che il Diploma Magistrale Abilitante (ante 2001/2002) non è più valido, è un DIRITTO SCADUTO! Ricordiamo invece che tale titolo è abilitante all’insegnamento in via permanente come da decreto del Presidente della Repubblica del 25 marzo 2014. Il Ministero si impegna a lasciare questi docenti con titolo di studio “scaduto” al loro posto fino alla fine dell’anno scolastico, non per benevolenza, ma perché senza di loro il sistema scolastico di infanzia e primaria rischierebbe il collasso per mancanza di insegnanti, gli stessi che in questi 20 anni hanno contribuito al corretto funzionamento della scuola pubblica italiana. Questi insegnanti, dunque, sono buoni per lavorare da precari, ma non lo sono altrettanto per essere assunti e stabilizzati. Ricordiamo che questa vicenda coinvolge anche gli alunni di questi insegnanti, le loro famiglie, il buon funzionamento delle istituzioni scolastiche, la continuità didattica, il diritto all’inclusione per gli alunni diversamente abili. Per questo maestre e maestri sono in piazza oggi, per difendere il loro lavoro, il loro futuro, la dignità della scuola tutta! 

QUANDO L’INGIUSTIZIA DIVENTA LEGGE, LA RESISTENZA DIVENTA DOVERE! Coordinamento Diplomati Magistrali Abilitati Firenze

26.4.18

25 Aprile, di chi ?




Oggi, 25 aprile, a Firenze è avvenuto un gravissimo fatto, senza precedenti nella storia della città e probabilmente della storia italiana. La carica e l’arresto di dimostranti è oggi triste prassi che vale per gran parte dei cortei e delle manifestazioni che entrano in conflitto con lo Stato di dominio delle coscienze. Si è liberi di esprimersi nella misura in cui l’espressione liberata coincida col disegno del consenso descritto dal potere. Quando la libera espressione non ricalca quindi il pensiero unico, ecco che si incappa nell’inevitabile repressione armata. La coercizione è oggi l’unico mezzo col quale i governi si relazionano con le istanze del loro popolo. 

Ma oggi è diverso. Oggi l’abominio è superiore. Ciò che sconvolge purtroppo non è la repressione anomala e immotivata alla quale la società “civile” si sta gradualmente abituando, ma le motivazioni, il contesto e il retroterra dell’ultimo decennio politico in cui tale atto repressivo si è consumato.. Siamo, credo, tutti sinceramente un po’ disorientati, prima ancora che indignati. Ci si interroga su come sia possibile una cosa del genere oggi. Il contesto di laica “tolleranza”, da un lato permette e foraggia rievocazioni naziste (vedi Cologno Monzese), celebrazioni nastalgico-fasciste, concede la continua apertura di sedi neofasciste che si celano dietro l’associazionismo culturale; dall’altro lato reprime costantemente e regolarmente qualsiasi tentativo di ostacolare l’immanente degenerazione. Per comprendere meglio la tremenda dissonanza dei fatti di oggi torniamo un attimo indietro. 

Prima di descrivere la drammaticità e l’insensatezza dell’attuale situazione, è bene ricordare due eventi principali, utili per riassumere l’odierna tendenza dell’ordine costituito. Todi, 22 aprile 2018 Antonio Ruggiano, sindaco con Forza Italia, in rappresentanza anche di Casapound, nega il patrocinio ad Anpi per la celebrazione del 25 Aprile poiché iniziativa “di parte”. Sembra incredibile. Riescono addirittura a farci rimpiangere la gogna… Questo fatto, che vanta il primato nella storia d’Italia, se si commenta da solo, è comunque un interessante indicatore della situazione politica che stiamo attraversando. A dimostrarcelo non è tanto il fatto in quanto tale, ma piuttosto la diffusa non-indignazione per l’accaduto. Naturalmente le forze realmente antifasciste non hanno certo lasciato che passasse inosservato, ma data l’impotenza mediatica a cui sono costrette, il grido di rabbia è stato soppresso dall’ancora una volta democratica censura mediatica. Macerata, 3 e 10 febbraio 2018: Tutti sappiamo cosa è successo. Traini, militante neofasciata, lottatore palestrato, era pronto a difendere la patria con le armi e con i denti. Dopo la tragedia che ha visto morire in maniera macabra e disumana la giovane Pamela, Luca non ha esitato e, impugnata la sua pistola, si è immolato in nome della patria, distribuendo piombo arbitrariamente su chiunque avesse la pelle di un colore inadatto. 

Non sorprende la solidarietà implicita di Fiore e Di Stefano che hanno riconosciuto che in effetti, come possiamo negarlo, il folle raid sui neri è stato indotto dal delirio a cui ci ha condotti quest’esasperante invasione clandestina con annesso tentativo di sostituzione etnica. Nemmeno possiamo ridere per non piangere. Il PD, è in panne. Quella che sarà la più catastrofica tornata elettorale è in arrivo. Prima cerca con la legge Fiano di recuperare qualche voto da chi ancora possiede il valore dell’antifascismo, uscendosene con una legge che goffamente tenta di obliare le incalcolabili concessioni fatte ai gruppetti neofascisti nei differenti comuni Dem. Poi il 10 dicembre diserta abilmente assieme ai vertici Arci Anpi e Cgil la manifestazione antifascista e antirazzista indetta a Macerata. Quanto siamo confusi PD... E quanto è confuso anche il democratico sindaco fiorentino Darione Nardella, che non esita a criticare la scorrettezza della comunità senegalese che tanta veemenza aveva mostrato nel rompere tutti gli orci ornamentali dopo che si è consumato l’ennesimo crimine dettato dalla differente colorazione epidermica. Crimine non nuovo per la città di Firenze, e peraltro sempre giustificato dall’esasperazione. Esasperazione oggi di Pirrone, ieri del fascista amico di Di Stefano Casseri. Ah, distruzione degli orci che per altro ha anche disturbato lo shopping frenetico nelle vie del centro. 

Proprio non si fa. Così si rischia che il turismo coatto non gradisca più la città-vetrina. Oggi lo stesso Darione pigolava la sua lezioncina sulla resistenza in piazza Santa Croce, a braccetto con l’amico Matteo, che si è prontamente liberato da una delle sue riunioni con gli investitori esteri per passare un 25 aprile di coerente lotta. Coerente lotta al vero antifascismo. Già, l’arresto di oggi di Aida, Luca, Franco e Simone è esattamente ciò: un esempio di lotta all’antifascismo. Come si può anche solo negare l’intervento in una piazza da parte di chi quotidianamente combatte l’avanzata dei fascismi? La risposta sta nella scomodità che i compagni a cui è stato negato l’accesso alla piazza rappresentavano per l’incolumità mediatica dei vari Nardella e Renzi. 

Con quale faccia può presenziare nelle piazze antifasciste e antirazziste il 25 Aprile chi continuamente concede spazi ai fascisti, chi fa accordi con i libici per la detenzione dei migranti nei lager, chi organizza i Centri di Identificazione e Espulsione, chi organizza riceve Erdogan, il boia turco che riceve soldi dall’Unione europea per mitragliare i migranti siriani in direzione dell’Europa e li reinveste in armamenti con i quali massacra il popolo curdo. Con quale faccia si inneggia ad antifascismo e libertà quando la repressione del dissenso non è mai stata tanto spietata come in questo periodo. Ci si chiede come possa essere possibile che si debba ricevere lezioni di antifascismo da chi concede continuamente spazi ai pionieri della difesa nazionale, a chi a petto gonfio e testa vuota combatte la prossima sostituzione etnica a colpi di cintura e di Mein Kampf. Finché queste bestie continuano ad avere agibilità politica, ogni 25 aprile è un 25 aprile mutilato. 

E il sindaco PD Dario Nardella, i vertici del PD, dei vari partiti distribuiti sul territorio, se lo tengano bene a mente, sono in larga parte corresponsabili. Se è vostra intenzione continuare a procedere sulla via dell’apertura democratica ai neofascismi, e parallelamente reprimere chi li avversa, comunicatecelo subito cortesemente, che almeno ritiriamo fuori armi e fazzoletti rossi e finiamo quello che non abbiamo finito nel ’45.

Lorenzo Brunello - PCL  Sezione Firenze

9.4.18

IL MOVIMENTO CONTRO MACRON IN FRANCIA



Il governo Macron, espressione come altre dell’attuale totalitarismo mondialista del capitale, ha mostrato i denti, e ha fatto capire come intenderà venire in soccorso delle esigenze di padronato e finanza attraverso il riformismo coatto antidemocratico e antipopolare. Nonostante le tesi tanto in voga nel cinguettio mediatico filosofeggiante, che seguono le parole del “marxiano” professor Fusaro, per cui la virtuosa borghesia intellettuale è in via di dissolvimento e vittima tanto quanto la classe proletaria dei disegni macrofinanziari, è bene chiarire che è proprio la stessa borghesia, piccolo e media industriale, che beneficia dei disegni normativi del neolavoro, i quali risultano al tempo stesso essere, chiaramente, utili per la grande finanza e per la gestione della forza lavoro delle multinazionali. In sintesi, del Jobs Act, non ne beneficiano certo solamente aziende appaltatrici di amazon o i grandi industriali della metalmeccanica. Tutt’altro, chi beneficia della possibilità di schiavizzare attraverso i voucher o di assumere con contratti che di fatto risultano essere giornalieri, in quanto il lavoratore può essere spedito a casa dall’oggi al domani, è proprio la borghesia designata dalla visione fusariana come classe attaccata dal sistema della finanza mondialista. Chiarito ciò possiamo riorientare il discorso entro gli assi che ci permettono di individuare nel proletariato la classe realmente attaccata, con coerenza storica peraltro, dal sistema capitalistico oggi nella sua fase liberista più cinica mai conosciuta. Ciò è avvenuto in Italia col governo Renzi ed è ciò che sta drammaticamente spaventando i lavoratori francesi, che ai colpi del governo del presidente Macron hanno saputo rispondere con fermezza, riuscendo a formare sacche di resistenza e di opposizione alle politiche dell’Eliseo. I tre fasci di intervento centrali, che vanno a formare la treccia dell’orientamento delle politiche interne francesi (si esclude dunque in questo articolo tutto ciò che riguarda la politica estera: esportazione armata di democrazia in Africa e Medio Oriente, accordi commerciali appannaggio della solita élite dominante, ecc. ma anche tutto ciò che riguarda la vasta questione migratoria) li possiamo individuare in: Attacco al sistema pubblico del lavoro, con annessa progressiva volontà di privatizzare ciò che ancora risulta essere statale e quindi relativamente appartenente ai cittadini lavoratori e contribuenti (si veda qui l’attacco alle ferrovie SNCF, alla sanità già classista e anche alla funzione pubblica). Attacco al mondo dell’istruzione, dissolvendo il sistema di sussidi, eliminando l’assicurazione sociale (régime de sécurité sociale étudiante), ma soprattutto aumentando le facoltà a numero chiuso e inserendo un doppio livello di selezione per l’accesso all’università. Ciò si riflette nell’aumento degli impedimenti all’accesso al mondo della formazione universitaria, proprio per le fasce sociali più deboli. Tutto ciò premettendo che l’università francese, sulla falsa riga del modello scolastico anglosassone, risulta essere già fortemente classista e discriminante in quanto le università di livello risultano essere le costosissime università private (écoles normales superieures) bacino formativo della classe dirigente. L’ultimo fascio di interventi che compone il ridisegno macronista della società francese è sicuramente meno denunciato quanto più evidente e tangibile, soprattutto agli occhi di un esterno. Si tratta dello stato di sicurezza ad oltranza, indetto per contrastare il terrorismo islamista ufficialmente, ma che di fatto porta alla militarizzazione e al graduale assorbimento abitudinale della sorveglianza totale e normalizzata, assunta come dato di fatto dalla popolazione. Se presi nel loro insieme, questi tre elementi di violenza politica esercitata dal neo governo francese, ci permettono di designare il quadro distopico che si prospetta per la Francia nel tempo a venire. Ciò è la cifra dell’orientamento della prossima condotta dei governi valida presumibilmente a livello globale. Per riflettere sul comportamento del potere in seno al capitale, è utile patire proprio dall’ultimo punto che compone la nostra treccia d’analisi, la Sorveglianza. Ci si può rendere conto, più che nelle nostre città italiane, e questo lo affermo con stupore, dell’inquietante livello di allarmismo. Questa ridondanza lessicale è tesa proprio a trasmettere il clima in cui i cittadini francesi si stanno adeguando a condurre le loro vite. I mitra spianati e le tute militari li possiamo incrociare quotidianamente, ma questo può risultare relativamente normale in quanto sta diventando abitudine consolidata anche in Italia. La cosa che impressiona maggiormente è l’inserimento panottico del controllo in ogni ambiente pubblico. Ad esempio, l’ingresso alle università è presidiato da vigilantes, per altro spesso imbarazzati per il ruolo che si trovano a svolgere, che non permettono l’accesso prima di aver controllato capillarmente lo zaino di ogni studente che entra. Tale pratica, destinata a proteggere i luoghi pubblici dal terrorismo di matrice islamista, fa paura non tanto nella sua dimensione repressivo/controllante, ma nell’indifferenza aberrata, generata negli studenti, che regolarmente restano indifferenti di fronte alle perquisizioni che antecedono l’ingresso alle facoltà. Questa drammatica assunzione di normalità da parte della società civile rispetto alle misure antiterrorismo che diventano di fatto antagoniste delle più basilari libertà individuali, è la cifra della riuscita del graduale ridisegno distopico della società da parte del potere, che non si fatica a paragonare ad un orwelliano “1983” attualizzato. È proprio attraverso il riflesso delle misure antiterrorismo sulla sorveglianza ordinaria, alla quale l’intera società risulta essere sottoposta, che si può rilevare la dinamica di orientamento degli eventi da parte del potere, che li utilizza su un doppio livello. In primo luogo vi è la tendenza all’autoassoluzione da qualsiasi possibilità di colpevolezza, e qui basterebbe girare un attimo nelle banlieue parigine e nelle ZUP (Zone Urbane Prioritarie) delle diverse città francesi per rendersi conto della responsabilità del potere, che anni addietro ha svolto il ruolo di realizzatore del confinamento delle comunità arabe francesi attraverso le soluzioni dell’urbanistica, che oggi risultano essere corresponsabili della radicalizzazione dei francesi di seconda e terza generazione. In seconda istanza il potere si designa come unico e imprescindibile portatore di giustizia, esercitata attraverso l’ormai ordinaria repressione coercitiva e sorveglianza ordinaria. Questa attitudine al controllo assimilato, si sviluppa parimente all’altra porzione dell’intervento macronista che tanto ricorda le misure renziane, misure che oggi umiliano lavoratori e studenti in tutta Italia, col reinserimento dello sfruttamento minorile come prassi scolastica attraverso il sistema dell’alternanza scuola-lavoro, e con la precarizzazione di qualsiasi forma di lavoro sottoposto. È così che anche in Francia, mondo dell’istruzione e lavoro pubblico vedono convergere nella drammatica dissoluzione delle loro funzioni la loro essenza, condotta in quello che è il processo di aziendalizzazione o finanziarizzazione del totale, anche di ciò che fino a poco tempo fa non avremmo mai potuto immaginare potesse essere intaccato dalle priorità dell’economia sulle esigenze sociali. Se da un lato, come già è stato anticipato, i pochi baluardi ancora sotto il controllo statale, quali ospedali e ferrovie, vengono attaccati nel tentativo di ridurre il servizio a merce, di cui i padroni saranno gli unici beneficiari, parallelamente la progressiva distruzione della scuola pubblica, ancora relativamente libera e accessibile, viene attaccata nel tentativo di disintegrarla e di renderla mero strumento di selezione e condanna del meno capace. L’inserimento del numero chiuso (prassi che in Italia è peraltro già stata digerita e assimilata da anni), risulta essere il faro d’allarme della limitazione alla possibilità di accedere equamente alla formazione. Secondo il celebratissimo criterio del merito, che di fatto assegna, a chi ha già una predisposizione e una formazione individuale, la possibilità di studiare e di emanciparsi, si afferma, per chi invece in virtù dell’inevitabile paragone competitivo, non risulta essere abbastanza all’altezza, o semplicemente risulta irrimediabilmente inferiore allo studente concorrente più meritevole, una condanna alla miseria intellettiva. Ciò dimostra come il criterio meritocratico introdotto nei sistemi selettivi non determini di fatto una selezione, quanto piuttosto una preclusione, risultando per ciò stesso criterio criminale e vigliacco. A ciò va sommata la riduzione della formazione a unico strumento per il lavoro, inutile nella sua funzione storica, che la vedeva mezzo di emancipazione intellettiva. Questa funzione storica dell’istruzione risulta essere all’antipodo dell’odierna concezione dell’università, considerata come strumento profittuale individualistico, utile nella misura in cui può concorrere a produrre maggiore ricchezza per l’individuo. La riduzione dunque del percorso scolastico a competizione tra studenti, riflette ciò che la società adulta pare voler comunicare: “Basta cooperazione! Basta mutualismo! Che i deboli crepino nella loro miseria e che il meritevole domini in virtù della propria superiorità!” È allora vero forse che quello che stiamo vivendo è sì più che mai un totalitarismo olistico. È il più feroce dei totalitarismi storicizzati, e la sua ferocia sta proprio nella sua non visibilità e nel suo laissez faire, che pare tanto bello e democratico. Ciò che è sicuro è che siamo liberi quanto pesci in un acquario e che solo la rivoluzione può essere fonte di rottura delle pareti di vetro che circondano la nostra esperienza. È proprio in virtù della coordinazione delle politiche padronali capitalistiche sul piano internazionale che dobbiamo rispondere con fermezza attraverso la coordinazione di lavoratrici e lavoratori di tutto il mondo. Esprimiamo così la più totale solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori, agli studenti e alle studentesse, ai proletari e alle proletarie francesi e italiani. Per la rivoluzione internazionale. 

Lorenzo Brunello

31.3.18

PRESIDIO IN SOLIDARIETA' CON I PRIGIONIERI POLITICI CATALANI

PRESIDIO IN SOLIDARIETA' CON I PRIGIONIERI POLITICI CATALANI 

Oggi a Firenze, come in tante altre città della Spagna e di tutta Europa, siamo scesi in piazza per chiedere la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici catalani e per sostenere il diritto all'autodeterminazione per tutti i popoli della penisola iberica nella prospettiva di una repubblica federale iberica. In particolare siamo scesi in piazza anche per condannare il ruolo reazionario della monarchia spagnola e del governo Rajoy. Questo è stato un primo momento di solidarietà per rispondere celermente all'ultima ondata di arresti, ne seguiranno altri nei prossimi giorni. 

#LlibertatPresosPolítics





29.3.18

VIETATO IL PRESIDIO SOTTO IL CONSOLATO SPAGNOLO

VIETATO IL PRESIDIO SOTTO IL CONSOLATO SPAGNOLO 

La questura di Firenze ci ha oggi comunicato il divieto per motivi di ordine pubblico al presidio in solidarietà al popolo catalano ed ai prigionieri politici dello stato spagnolo. La decisione di vietare il presidio è un atto grave di limitazione della libertà di manifestare. Pur di compiacere il governo reazionario di Rajoy e la corona spagnola si vieta, con un pretesto assurdo (i motivi di ordine pubblico essendo la via del consolato stretta), un diritto che le masse popolari del nostro paese si sono conquistate con la lotta e con il sangue. Non ci faremo certo dissuadere da simili assurdi divieti, continueremo nella nostra battaglia di informazione e solidarietà al popolo catalano ed a tutti i prigionieri politici. Il presidio si terrà ugualmente anche se leggermente spostato rispetto ala sede del consolato spagnolo. Il divieto deve essere un motivo in più per scendere in piazza sabato mattina, al fianco della lotta del popolo catalano, per la libertà di tutti i prigionieri politici e per ribadire il nostro diritto a manifestare. Invitiamo tutte le realtà politiche, sindacali e sociali della nostra città a partecipare al presidio per ribadire ancora una volta che il diritto a manifestare non si tocca. 

SABATO 31 MARZO 
ORE 10:30 PIAZZA SANTISSIMA ANNUNZIATA 


25.3.18

NO ALLA SVOLTA REPRESSIVA IN SPAGNA




 Alcuni fatti avvenuti in rapida successione nello stato spagnolo in questi giorni ci dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, che il governo di Mariano Rajoy e del Partido Popular stanno attuando una vera e propria svolta repressiva. 

 Si inizia con la richiesta di arresto del tribunale supremo di Madrid del cantante rap "Valtonyc", condannato a tre anni e mezzo di carcere per aver ingiuriato in alcune canzoni la casa reale spagnola. Si proprio loro , i Borbone, nome che ci ricorda il colonialismo spagnolo in America Latina ed il conseguente saccheggio di risorse, la dominazione del sud Italia per secoli, il regime dittatoriale e fascista di Franco (di cui i Borbone sono stati fedeli alleati) per arrivare alle storie quasi comiche dei giorni nostri segnate dalla corruzione. 

 Il 3 marzo Il tribunale spagnolo Audiencia Nacional, ha condannato il rapper Pablo Rivadulla, conosciuto con il nome artistico di Pablo Hásel, ad una pena di due anni di carcere e 24.300 euro di multa por un reato di esaltazione del terrorismo, calunnie ed ingiurie alla Monarchia ed alle istituzioni dello Stato. 

 Sempre negli stessi giorni è stato sequestrato il libro "Fariña" del giornalista Nacho Carretero che parla del narcotraffico in Galizia e dei legami con la classe politica legata al Partido Popular. Un giudice di Madrid ne ha ordinato il sequestro dopo la denuncia di un ex sindaco che si sentiva calunniato dal libro. Siamo addirittura arrivati all'autocensura. 

 Nella iniziativa artistica ArcoMadrid 2018 è stato deciso di non esporre una mostra fotografica di Santiago Sierra intitolata "Presos Políticos en la España Contemporánea" perché conteneva immagini dei prigionieri politici catalani. 

 È di oggi invece la notizia più clamorosa. È stato fermato in Germania Carlos Puigdemont, ex presidente della Generalitat Catalana ed esule in Belgio dopo il mandato di arresto (successivo alla vittoria al referendum popolare per l'indipendenza catalana) della magistratura spagnola. La Spagna ha deciso di avvalersi del mandato di cattura europeo e così oggi la polizia tedesca ha fermato Puigdemont che stava tornando da una iniziativa politica che aveva tenuto in Finlandia. 

 L'Europa che arresta Puigdemont è la stessa che alcune notti fa ha fatto morire una giovane donna nigeriana incinta che stava tentando di attraversare il valico Italo francese in una notte gelida tra sentieri innevati. I gendarmi francesi hanno respinto questa donna che è dovuta tornare indietro e dopo poche ore è morta di freddo. 

 Questa è l'Europa, questa è la Spagna di oggi. 

 Dovranno essere i giovani, i lavoratori, i disoccupati spagnoli ed europei a ribellarsi a tutto ciò. Per la libertà di espressione e contro ogni forma di censura. 

 Per la liberazione immediata e senza condizioni di tutti i prigionieri politici e di opinione. Dovranno essere le nazionalità oppresse della penisola iberica (baschi, catalani, andalusi, canari) ad affondare la monarchia reazionaria dei Borbone ed il putrido regime del '78 (nato dal compromesso con i franchisti) nella prospettiva di una Repubblica federale socialista iberica dove sarà garantito il diritto all'autodetetminazione dei popoli. 

Libertà per Valtonyc e per Pablo Hásel 
Libertà per tutti i prigionieri politici dello stato spagnolo 
Via il governo Rajoy e la monarchia dei Borbone 

Ass.Mariano Ferreyra

21.3.18

LA VENDETTA TERMIDORIANA DELLE CLASSI DOMINANTI TROVA DI CONTINUO SPUNTI NUOVI: SIAMO SOLIDALI A BARBARA BALZERANI E CONTRO LA RISOLUZIONE DI SGOMBERO DEL CPA SENZA SE E SENZA MA





Vi sono molti fatti da menzionare, all’attenzione basterebbe anche solo uno, quello della visita di Fiore a Bologna, degli antifascisti che unici, si sono visti respingerlo e di come sia stata successivamente raccolta la vulgata di questo avvenimento. Alcune situazioni sono però differenti e pare che si riservino a queste, reazioni che non sono uguali, tanto che talune sono scomposte, sudate. Barbara Balzerani presenta al Cpa di Firenze un suo libro. 

Barbara Balzerani ha scontato 25 anni ed è libera, è fuori dal carcere e ha la possibilità di presentare un libro, ovviamente può e potrebbe anche raccontare una fase storica che l’ha vista partecipe, protagonista. 

Perché piaccia o meno ai vessilliferi della democrazia per cui il neofascismo non è reato e non lo è nelle proprie strutture tanto da aver concorso alla tornata elettorale ma raccontare la lotta armata, sì, che Barbara proprio per quella agibilità al tempo "di dopo" che la democrazia concederebbe (cosi si sostiene), può raccontare e raccontarsi, può anche, non essendo pentita, continuare ad avere un focus che è coerente alle vicende di quegli anni, sull’analisi di classe, su cosa lei oggi intenda e intendesse della violenza e cosa sia e si consideri il monopolio della stessa che è diverso ovviamente da quello di coloro che reputano legittimo allontanare con degli idranti donne, bambini e rifugiati e non solo: può anche discuterne (e naturalmente anche vendere il proprio libro, consigliera Collesei). 

Ma Barbara non mette il saio, insomma vi è una storia che non si assimila e non si fa assimilare, vi è una storia come quella di Bighorne dove non tutti gli indiani finivano nelle riserve ad imparare l’alfabeto degli angli e dei sassoni, a farsi vestire come gli inglesi delle colonie, ammansire dal reverendo o a farsi comprare con un po’ di scotch. Vi sono stati anche i Tecumseh. 

Eppure la violenza appartiene solo alla Balzerani che ricorda quei percorsi, che ha una sua idea anche su ciò che intende e crede delle vittime, mentre non lo è affatto quella di Razzanelli che nella diretta del Comune che tutti abbiamo seguito, sostiene che dopo un ergastolo, non bisognerebbe presentare libri ma andare direttamente al camposanto e che tale affermazione non graffi come un gesso su una di quelle vecchie lavagne di scuola. O piuttosto non metta in allerta e ricordi che la violenza è la conquista di un’ideologia che la applica, la santifica o la rende necessaria di prassi secondo un sistema di valori che le è proprio e che certo non può appartenere a chi a quella, ha risposto con un tentativo di rovesciamento dei rapporti di forza che: bene, benissimo, male, malissimo, poteva diversamente – ha comunque fatto proprio. E così accade che la povertà coatta a cui si viene condotti dalla violenza dei tagli alla spesa pubblica, non sia violenza ma “necessità”, che la violenza nello sfruttamento della forza lavoro nella Buona Scuola, non sia violenza ma “esperienza”, che il Job’s Act non sia il cappio al collo dei lavoratori ma un’opportunità, che la Legge Fornero non sia violenta e ingiusta ma congegnata per il (fantasioso) risanamento delle casse dell’Inps e che infondo, non sia troppo violenta neanche la violenza di un uomo che spara ad un altro dopo sette anni della stessa rabbia, perché si tratta di uno scellerato e non dell’occhiuto, lento, pervicace sdoganamento del razzismo. 

Né si tratta di violenza neanche quando si offre sponda istituzionale ad un invasato che nel proprio programma, predica la ri-colonizzazione della Libia con un’organizzazione tra l’altro, rea di innumerevoli omicidi e aggressioni e che orgogliosamente si richiama al fascismo – ma semmai - rientra nelle caleidoscopiche meraviglie che tale sistema propone come dovute, addirittura lecite in uno “stato di diritto”. Ed io che poco da questo ne sono abbacinata, osservo tutto sommato non stupita la damnatio memoriae che vorrebbe condurre per mano la Balzerani fuori le mura della città. E così violenti, sono il Cpa e Barbara Balzerani che di quel percorso non rinnega nulla, così violenti che per lei si apre un fascicolo della procura e per il Cpa, richiesta la chiusura. Ma come il pluralismo democratico, non si propone nelle innumerevoli promesse dell’incontro? E che mi combina? Di un luogo che ha fatto dell’aggregazione il suo punto di forza, della lotta la propria motivazione, nelle vertenze del lavoro, nel monitoraggio con assemblee antifasciste e antirazziste la propria ragione, osservatore di fenomeni pericolosi e che rischiavano e che sono diventati endemici (abbiamo trovato la pietra focaia forse che dà fuoco all’intera questione), che ha denunciato i prestanome e i tramiti con cui Casapound si faceva le proprie sedi, che ha difeso in piazza le aggressioni ai compagni, lo rende il casus belli per cui chiedere, invocare e applicare l’abacadabra di questi anni: la legalità, la scure della legalità (fateci caso: pronunci questa parolina e ti vedi vicini vicini con gli occhi sbrilluccicanti Minniti, Fratelli d’Italia, FI, M5s, PD, le consorterie a destra..: è prodigiosa)? . 

Il Cpa è un centro popolare autogestito. Vero. Ha reso un quartiere vitale. Ha fatto cultura. Ha fatto antagonismo di classe. Il Cpa allora è pericoloso, perché ricorda che in uno spazio liberato, le narrazioni possono essere differenti. E così se Sguanci, presidente del Quartiere (PD) ebbe modo di scrivere su Facebook “Nessuno ha fatto quello che ha fatto Mussolini in vent'anni” e lo stesso Cellai – ricordatevi sempre della diretta seguita ieri - che tanto si indigna per il Cpa, pensò di chiosare con un: “Le frasi di Sguanci? Un'opinione che può starci” (pure i social network non scampano alla ragione dei figli e dei figliastri?), allora possono accadere davvero molte cose come di segnale pericoloso, soprattutto perché diventano “normali” e che un giorno si scorga, affissa ad una parete di un ufficio della caserma dei carabinieri Baldissera (in cui hanno sede il sesto battaglione dell'Arma ma anche il comando regionale), una bandiera che rimandi all'aquila tedesca e alla croce militare dell'esercito tedesco e che sia considerata semplicemente un cimelio. 

Avamposti, evidentemente, in cui i confini di ciò che sto provando a descrivere qui sopra sono più chiari, più netti ed evidenti. E intanto, mentre la violenza, quella di un sistema che è colonna portante dell’intero esistente, fa il lavoro dell’ acqua che scava il marmo, succede che di quella non vi stupiate più e che a quella e a quella sola, nella condanna ad ogni alterità, diate ogni giorno, tutti giorni, quotidianamente del “tu” e pensiate ad uno sgombero - dove negli anni uomini e donne, negli sforzi, nella militanza, nelle forze, hanno tracciato percorsi con fatica, gioia, costruzione, dando direzione - come ad una cosa giusta.

20.3.18

IL CPA NON SI TOCCA!


Il PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI Firenze e l'ASSOCIAZIONE MARIANO FERREYRA esprimono totale solidarietà ai compagni del Centro Popolare Autogestito colpiti da una serie di  attacchi da parte di media ed istituzioni -con relativa richiesta di sgombero  fatta in consiglio comunale, presentata e firmata da FORZA ITALIA, PD, MOVIMENTO 5 STELLE e FRATELLI D'ITALIA - a seguito delle parole di Barbara Balzerani durante la presentazione del suo libro avvenuta al CPA lo scorso Venerdi. 
Logicamente l'indignazione generata dalle esternazioni della Balzerani è solo un mero pretesto per colpire uno di quei pochissimi luoghi rimasti a Firenze in cui vengono portati avanti valori come  solidarietà, antifascismo e anticapitalismo, che vanno in direzione completamente  opposta al modello di società che ci hanno e vogliono sempre più imporre. 

 il CPA da quasi 30 anni oltre ad essere un luogo di aggregazione e socialità è attivo all'interno del  quartiere di Gavinana con concerti,  iniziative culturali e di solidarietà come la raccolta fondi per il parco dell'Anconella duramente colpito dalla violenta tempesta del 1°agosto 2015, in più mette a disposizione  una palestra popolare molto frequentata e vari laboratori come ad esempio la ciclo officina. 
Purtroppo  lo sdoganamento delle destre e dei movimenti populisti, consacrato anche dall'esito  elettorale, sta avendo già i primi effetti collaterali; proprio per questa ragione riteniamo fondamentale difendere a tutti i costi e con tutti i mezzi il CPA da ogni attacco mediatico e istituzionale.

IL CPA NON SI TOCCA! 

SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI!!

10.3.18

MIGLIAIA E MIGLIAIA IN CORTEO PER IDY DIENE E CONTRO RAZZISMO E FASCISMO



Oggi Firenze ha vissuto una giornata di riscatto. Dopo il barbaro omicidio di Idy la risposta della città si è fatta sentire. 

Quasi 30.000 persone sono scese in piazza per onorare la memoria di Idy Diene ma anche per rilanciare la lotta contro razzismo e fascismo, che sono le cause della morte di Idy Diene, di Samb Modu e Diop Mor nel 2011 sempre a Firenze (uccisi dal militante di Casapound Gianluca Casseri) come dell'atto terroristico di alcuni giorni fa a Macerata, quando un militante della Lega ha sparato a sei migranti cercando la strage. 

Le istituzioni cittadine come buona parte della stampa e delle tv hanno fatto di tutto, come cercarono di fare con il fascista Casseri, per far passare l'omicidio razzista di Idy come l'atto di un pazzo. 

Noi oggi, insieme a migliaia di persone, siamo scesi in piazza per dire NO. L'omicidio di Idy è un omicidio razzista, la mano che ha sparato è quella di una persona messa su dai continui sproloqui della destra fascista e razzista, a partire da Salvini (mandante morale sia dell'atto terroristico di Macerata che dell'omicidio razzista di Firenze) fino ad arrivare alla feccia nera delle organizzazioni neofasciste. 

Come Associazione Mariano Ferreyra e come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo costruito uno spezzone con centinaia di migranti che si è caratterizzato come il più combattivo del corteo. 

Uno spezzone che voleva urlare, con tutta la rabbia che abbiamo dentro, come la lotta contro razzismo e fascismo sia possibile solo nell'unità tra lavoratori italiani e migranti. Per questo non ci siamo limitati, come avrebbero voluto alcuni esponenti di "alto rango" delle comunità migranti, a scandire slogan contro il razzismo, ma abbiamo voluto individuare come il razzismo ed il fascismo non sono altro che un sottoprodotto della società capitalista, per questo abbiamo voluto scandire slogan contro i mandanti morali dell'assassinio di Idy, per questo abbiamo scandito slogan contro i fascisti e per la chiusura delle loro sedi. 

CON SAMB, CON DIOP, CON IDY 
UNITI VINCEREMO 


ASSOCIAZIONE MARIANO FERREYRA 
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI FIRENZE



7.3.18

8 MARZO GIORNATA DI LOTTA



La violenza maschile è violenza, è violenza del patriarcato, violenza del Capitale, violenza di Stato, fenomeno strutturale e non "occasionale".

La mattina di mercoledì 28 febbraio Luigi Capasso, un appuntato dei carabinieri in servizio a Velletri, ha sparato con l’arma di ordinanza alla moglie, Antonietta, da cui si stava separando, ferendola gravemente, ha ucciso le sue due figlie nella casa in cui vivevano con la madre a Cisterna di Latina e poi si è suicidato. Ciò è accaduto – perché la donna in questione si è salvata ma quell’uomo si è comunque portato via la vita delle due giovanissime figlie - è l’ennesimo caso di "femminicidio" che in scarne e dolorose parole, significa che si è consumato l’ennesimo assassinio da parte di un uomo, in questo caso nella proiezione di ciò che è più profondamente intimo di una donna, la prole, e che ciò succeda nel momento in cui la stessa , decide di voler fare altro della propria vita in un progetto individuale e non più di coppia. 
Già nella parola femminicidio, vi è dunque la narrazione dell’accaduto e la motivazione. Non è più possibile infatti considerare tali eventi come delitti passionali, non vi è alcuna passione, nulla che riporti ad un bene, nell’assassinio a sangue freddo (e in questo caso, come in altri ma reso ancora più evidente della preterintenzionalità delle lettere lasciate in casa da Capasso, con precise disposizioni! ) o nella più recente formula giornalistica che le definisce, “tragedie”. Una tragedia è una calamità naturale, non una dinamica che ha un preciso andamento legato al ciclo della violenza, dove i segnali sono coerenti negli eventi che si susseguono e che finiscono spesso nella morte della donna e anche dei propri figli. Un uomo in questo caso, si è armato e ha sparato, dopo aver pianificato tutto nei minimi dettagli: un uomo ha scelto di impugnare un’arma, di stalkerare, di togliere la vita, la casualità del destino non c’entra nulla . Così come l’ “esasperazione” che la volontà femminile dell’allontanamento creerebbe nell’uomo, nessun alibi emotivo può essere concesso ad un assassino. La colpa non è di chi decide di chiudere una relazione ma di chi stabilisce la soluzione per sé e per l’altro e quindi per la propria ex compagna, recidendo il filo dell’esistenza. 
Dunque, non si tratta né di "follia", né "raptus". Il femminicidio è costruito giorno per giorno in un climax di violenze e abusi che in questo caso, come in molti altri narrati dalla cronaca, erano stati resi noti anche alle forze dell'ordine ma il cui epilogo vede la morte per mano di un uomo della donna che si sosteneva di amare. Il femminicidio è la conclusione di una fantasia che diventa lucido progetto di distruzione. Se è reato togliere la vita, è altrettanto colpevole non impedire che questo accada. La violenza di genere, è la violenza che include anche stereotipi, vecchi codici patriarcali che sopravvivono nelle esistenze di tutti e soprattutto di tutte le donne, in quanto ideologica, è anche veicolata dal linguaggio che la banalizza e spesso giornalisticamente, banalizza tali orrori, rendendo compartecipe la vittima della scelta del carnefice, donne che invece decidono di prendere in mano la propria esistenza e che come in questo caso, anche dalle forze dell’ordine, non vengono prese sul serio perché la paura non viene considerata una spia importante, restituendo loro la convinzione che denunciare non serva a salvarsi. 
E’ necessario invece rivitalizzare con lo stanziamento di fondi, i centri antiviolenza, avviare progetti di formazione scolastica che combattano gli stereotipi di genere che ancora costruiscono il maschile possessivo ed esigono il femminile remissivo. I ragazzi, fin da giovani, devono comprendere che i rapporti possono finire e che non per questo si contrae l’orizzonte della propria esistenza e delle proprie possibilità, che la perdita va vissuta con responsabilità e con il rispetto dell’altro e della scelta dell’altro. E’ pertanto fondamentale rendersi conto che la violenza maschile contro le donne è sistemica, non vi è ambito delle nostre vite in cui questa non si esprima. È implicita nell’edificazione e nella costruzione del reale e soprattutto nella considerazione sociale del maschile e del femminile, la violenza di genere è dunque più diffusa, capillare e pervasiva di quanto non si pensi e non può essere superata nell’ottica dell’emergenza, o considerata una questione geograficamente o culturalmente determinata. L’oppressione, si rende sostanziale e si fa forte delle differenze sociali, di origine, di classe, di identità di genere e sessuale. Questa si combatte nei luoghi della formazione, dunque nella scuola e nelle università. Necessaria è dunque una conoscenza anche per gli educatori di tali conflitti, dunque vanno rivisti i manuali e il materiale didattico adottato, affinché la scuola non contribuisca a diffondere una visione stereotipata e sessista dei generi e dei rapporti di potere tra essi. Va dunque abolita la Legge 107/15 e smantellata la riforma Gelmini, con la riappropriazione dal basso, di scrittura delle riforme di scuola e università che consenta anche una rimodulazione dei contenuti e dei programmi. La violenza di genere, richiede di una formazione continua che sia permanente e multidisciplinare, capace di avere il polso del fenomeno in tutte le sue sfaccettature e di agire e intervenire sui vari livelli nel sostegno alle donne. E’ importante pertanto la formazione delle operatrici curata dei Centri Antiviolenza, affiancate da figure professionali coinvolte nel percorso di fuoriuscita dalla violenza delle donne (insegnanti, avvocati e avvocate, magistrati e magistrate, educatori ed educatrici ecc.). Indispensabile un diverso approccio e la formazione per chi lavori nei media e nelle industrie culturali, perché si diffonda un diverso tipo di vulgata che riguardi il femminino e promuova una cultura nuova. Anche e soprattutto il mondo del lavoro non può ritenersi escluso da una seria alfabetizzazione al rispetto di genere, in molestie, violenza e discriminazione di genere. La donna ha il diritto di poter decidere del proprio corpo e la propria parola su questo, è la sola autorevole. La salute intesa come benessere psichico, fisico, sessuale e sociale va intesa come l’inalienabile espressione della libertà di autodeterminazione. L’obiezione di coscienza va abolita dal momento che nel servizio sanitario nazionale, non consente alle donne il diritto pieno all’autodeterminazione delle stesse, che hanno e devono avere la possibilità di abortire se ne fanno richiesta. Così come la garanzia della libertà di scelta , durante la gestazione, della cultura della fisiologia della gravidanza, del parto, del puerperio e dell’allattamento e che la costrizione ostetrica sia considerata una delle forme di violenza contro le donne che si ripercuote sulla salute riproduttiva e sessuale. Nei casi di violenza, vanno ridotti i tempi della giustizia, anche mettendo in previsione l’utilizzo di corsie preferenziali che a tutt’oggi non esistono, per i procedimenti civili e quasi mai utilizzate nei procedimenti penali. Spesso la denuncia, mette seriamente in pericolo la donna che subisce violenza per sé e la propria famiglia, soprattutto nella decisione della separazione, va dunque in sede penale contrastata ogni forma di obbligatorietà di tale strumento piuttosto va data l’immediata procedibilità d’ufficio dei reati e vanno stabiliti dei parametri corrispondenti alla reale offerta che sia di risarcimento del danno ma che non sviliscano la gravità del reato subito e corrispondano alla donna, dignità e centralità. Vi è in tale direzione una direttiva europea che applica il risarcimento del danno alle vittime di violenza, mettendo a carico dello Stato, l’anticipazione di tutte le somme disposte dall’autorità giudiziaria che vada a favore di queste sia in sede civile che in sede penale, disincagliandosi dalla burocratizzazione delle attuali procedure di accesso ai fondi già costituiti. Va estesa la tutela del permesso di soggiorno per le donne che subiscono una qualunque forma di aggressione (art. 18 bis TUIMM), non ponendo limiti verso le donne prive di documenti sul territorio. Vanno necessariamente introdotte modifiche legislative in materia di affidamento condiviso (artt. 337 quater c.c. e ss.) che va assolutamente escluso quando vi è un conflitto intrafamiliare e vanno applicati provvedimenti ablativi e/o limitativi della responsabilità genitoriale paterna. Nei casi di violenza, va mantenuto il divieto di mediazione familiare e di soluzioni alternative nelle controversie giudiziarie andrebbero anche vietati da parte dei consulenti tecnici d’Ufficio e dei Servizi Sociali, di procedere a valutazioni psicologiche e psicodiagnostiche sulle donne vittime di violenza e sulla loro capacità genitoriale, se un uomo è abusante e pericoloso per sé, la donna e la propria famiglia, non può essere valida l’equiparazione dell’uomo maltrattante alla donna maltrattata; Nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, la questione dell’abitazione, assume una valenza importante, primaria e le risposte non possono, né devono essere episodiche e/o emergenziali. L’ospitalità nelle case protette, va protratta, dagli attuali 3-6 mesi a 12 mesi . Le donne che escono da situazioni di pericolo, vanno agevolate nelle spese di affitto e agevolate di un fondo di garanzia che consenta loro di stipulare un contratto facilitato, avvalersi in questo modo dei Centri Antiviolenza e delle Associazioni che li gestiscono come garanti. Nelle graduatorie per le case popolari, vanno dunque assegnati alle donne che stanno liberandosi dalla violenza, punteggi alti, che possano agevolarle e una parte del patrimonio pubblico va utilizzato proprio in direzione delle donne che cercano mettersi in salvo. Le compagne e i compagni del PCL, sono ben consapevoli che il percorso è lungo e disseminato di ostacoli, le soluzioni proposte sono solo alcune in supporto alle donne, altre cercano di evidenziare quanto l’ideologia delle classi dominanti che del vecchio patriarcato ne utilizza le forme più becere, vivificandosi nelle politiche di sfruttamento e rapina si sia reso di “massa”, nel linguaggio, nella violenza verbale, psicologica, nelle odiose e sottili prevaricazioni ritenute normali, quotidiane, nella dialettica dei rapporti e della comunicazione, nella femminilizzazione del lavoro, considerata ‘prassi’ di una “vocazione” di pertinenza alla donna e strettamente connaturata al genere. Siamo contro ogni forma di oppressione patriarcale e capitalista del corpo della donna e intendiamo creare relazioni con collettivi, realtà femministe ed essere punto di riferimento per tutte le donne che abbiano e sentano il bisogno di un appoggio, dato che il fenomeno della violenza maschile, è una violenza di Stato, violenza di un sistema, fenomeno strutturale e non ‘occasionale’.

Chiara Pannullo - Associazione Mariano Ferreyra Firenze

5.3.18

UN RINGRAZIAMENTO AI COMPAGNI ED ALLE COMPAGNE, AGLI ELETTORI ED ALLE ELETTRICI CHE CI HANNO DATO FIDUCIA



Il nostro risultato è stato modesto, molto modesto, in parte ce lo aspettavamo vista la disparità di mezzi a disposizione per condurre la campagna elettorale. Ci siamo presentati con un simbolo nuovo che non siamo riusciti a far conoscere a livello di massa. In quanto rivoluzionari non ci nascondiamo dietro ad un dito e riconosciamo la sconfitta, nostra in particolare, ma di tutta la sinistra. Vogliamo ringraziare comunque di cuore tutti i compagni e le compagne che hanno dato l'anima durante la campagna elettorale, ringraziamo anche tutti gli elettorti e le elettrici che ci hanno dato fiducia con un voto nella cabina elettorale. Le destre avanzano, i populisti avanzano, ed oggi abbiamo visto il primo risultato a Firenze con l'omicidio, guarda che caso, di un ambulante di nazionalità senegalese, ucciso da un italiano altrettanto povero ed emarginato. Nel più classico caso di guerra tra poveri. A forza di soffiare sul fuoco, di usare i mezzi di comunicazione come delle clave contro i più poveri, i più emarginati, i risultati sono quelli visti a Macerata alcuni giorni fa ed a Firenze oggi. Come militanti del PCL ci stringiamo alla comunità senegalese e parteciperemo al corteo antirazzista che si terrà sabato a Firenze. Non ci arrendiamo davanti ad una sconfitta, da oggi torniamo a fare il nostro mestiere che non è quello del teatrino elettorale, ma essere nelle strade, nei quartieri, davanti alle scuole ed alla fabbriche, sempre al fianco della nostra classe. 

PCL FIRENZE

27.2.18

PILLOLE DI PROGRAMMA NR 4 #PERUNASINISTRARIVOLUZIONARIA



NAZIONALIZZARE IL SISTEMA DEI TRASPORTI SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI! 

Bastano pochi centimetri di neve (in inverno!) e il sistema ferroviario si blocca, tagliando l'Italia in due, come abbiamo visto ieri a Roma Fs macina utili da nove anni consecutivi (nel 2016 per 464 milioni di euro) riceve 6,3 miliardi dallo stato nel 2015, ma non trova i soldi per la manutenzione degli scambi! Questo succede perchè è la logica del profitto, e non l'interesse degli utenti e dei lavoratori, che guida le scelte dei manager di FS e di Italo. Solo attraverso la nazionalizzazione dell'intero sistema dei trasporti (treni, bus, aerei, navi) sotto il controllo dei lavoratori si potrà sviluppare un trasporto pubblico veramente efficiente e farla finita con l'odissea quotidiana di milioni di pendolari! #perUnaSinistraRivoluzionaria #4marzo

PILLOLE DI PROGRAMMA NR 3 #PERUNASINISTRARIVOLUZIONARIA



UNA PRESENZA ELETTORALE CLASSISTA 

La lista, per una Sinistra Rivoluzionaria, mette al centro del suo programma la lotta contro il grande capitale. Siamo per l'annullamento del debito pubblico verso le grandi banche e le grandi finanziarie, siamo per la nazionalizzazione delle banche e dei grandi gruppi industriali. Siamo per un'economia che funzioni non più nel profitto, nell'interesse del profitto di una minoranza come accade oggi, ma per la larga maggioranza che ha pagato la crisi negli ultimi 10 anni. Una lista, che anche nelle candidature , mette al centro il mondo del lavoro, la classe lavoratrice, i precari, gli operai, impiegati, insegnanti, pensionati e giovani. Si propone di essere uno strumento di riorganizzazione e riscossa di un mondo del lavoro che è stato devastato tanto dalle politiche del centro- destra come da quella del centro-sinistra che hanno governato negli ultimi vent'anni. 

Riteniamo cruciale che ci sia lo spazio per una voce apertamente classista e anticapitalista, una voce che non parta dal principio astratto di unità della sinistra pur che sia, ma parta dal principio di realtà che solo una sinistra marcatamente classista, anticapitalista e rivoluzionaria può rispondere alle esigenze e ai bisogni della classe lavoratrice e delle masse operaie.

25.2.18

PILLOLE DI PROGRAMMA 2 #PERUNASINISTRARIVOLUZIONARIA



UNA PROSPETTIVA INTERNAZIONALISTA PER LA FEDERAZIONE SOCIALISTA D’EUROPA 

Il nostro programma entra apertamente in contrasto con tutte le compatibilità del sistema capitalista. D’altronde il capitalismo ha dimostrato di essere un sistema che funziona solo per una ristretta minoranza, ma non è in grado di risolvere i problemi delle grandi masse. Il nostro modello non è certo il “socialismo reale” che esisteva nei paesi dell’est, dove tutto era deciso dall’alto da un’onnipotente burocrazia statale e i diritti politici dei lavoratori erano calpestati. Il socialismo per cui ci battiamo è quello in cui le principali leve dell’economia non sono nelle mani di un’oligarchia parassitaria, ma appartengono a tutti e il loro utilizzo viene pianificato democraticamente attraverso il controllo dei lavoratori. 

Questo programma non può essere realizzato su scala nazionale, non vogliamo isolare l’Italia dal resto del mondo. Siamo anzi convinti che se ci mettessimo con decisione su questa strada rivoluzionaria, offrendo finalmente un’alternativa all’austerità senza fine dell’Unione Europea, saremmo seguiti dalle classi lavoratrici di un paese europeo dopo l’altro. 

Solo così si potrebbe ricreare la base per un’unità genuina tra le nazioni europee, attraverso una federazione volontaria costruita su basi economiche completamente nuove.

PILLOLE DI PROGRAMMA



#Programma 

Le condizioni odierne del #lavoro ci raccontano di un tasso di #disoccupazione permanentemente sopra il 10%, l'allungamento dell'età pensionabile, l'estensione e lo spezzettamento degli orari di lavoro, milioni di ore di #cassaintegrazione. La riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga rompe con questo paradigma, allargando il numero dei lavoratori effettivi senza impoverirli. E' una misura strettamente #anticapitalista. 

Solo un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro forza e la loro organizzazione può imporre questa e altre misure anticapitaliste. 

Solo la #rivoluzione cambia le cose.

COME SI VOTA PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA NEI COLLEGI DI FIRENZE

Metti una X sul simbolo ed il tuo voto utile lo hai espresso:

questi i fac simile delle schede dei collegi della provincia di Firenze

CAMERA






SENATO



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