9.2.18

IL RAZZISMO DELLE ISTITUZIONI



Solo pochi giorni dopo i fatti di Macerata ci troviamo davanti agli occhi un'altra forma di razzismo. Sicuramente meno becero di quello della canaglia fascioleghista ma non per questo meno pericoloso. Martedi mattina, in Santa Croce, storico quartiere popolare di Firenze dove abbiamo la sede, una pattuglia della squadra antidegrado della Polizia Municipale (agenti in borghese noti a Firenze per le loro maniere poco ortodosse) ha rincorso e poi fermato alcuni venditori ambulanti conosciuti nel quartiere e da tutti benvoluti. Oltre all'oltraggio dell'inseguimento la giornata è poi finita con il sequestro della povera merce che queste persone vendono in strada per sbarcare il lunario. Chi di noi non ha mai comprato un ombrello o un accendino da un venditore ambulante? Questo solerti agenti da anni si accaniscono contro i più deboli, che siano senza fissa dimora, occupanti di case oppure immigrati. Sicuramente non agiscono di loro spontanea volontà ma queste sono le direttive della giunta Nardella. Guerra ai poveri, con vigili, poliziotti e militari, telecamere dappertutto, strizzate d'occhio ai fascisti (il presidente PD del quartiere 1 non perde occasione). Questa è la Firenze di Renzi Nardella e soci.

8.2.18

FASCISTI DICONO LA PROPRIA SULLA SICUREZZA, LE GRANDI OPERE E IL TRASPORTO PUBBLICO. CASA POUND IRONIZZA RIGUARDO IL NOSTRO INTERVENTO SU RTV38. LA NOSTRA IDEA DI SICUREZZA E' CHE LE LORO SEDI, TUTTE, CHIUDANO: NE GIOVEREMMO IN CIO' CHE PER NOI É IL DECORO, LA SICUREZZA E ANCHE NELLA MOBILITÀ





Per Una Sinistra Rivoluzionaria, ha ben chiaro, del programma, il punto  riguardo le grandi opere e il trasporto pubblico. Perché alla voce grandi opere, vi si può tranquillamente aggiungere l’aggettivo di “inutili”, dove gli interessi del partito nazione e dei partiti al governo sono unicamente economici , dal momento che non hanno creduto di dovere ai cittadini – semmai quella si richiedeva necessaria -  l’attenzione doverosa alla messa in sicurezza delle infrastrutture già presenti, incentivando il trasporto su rotaia e gomma e attuando politiche di alleggerimento ai lavoratori dei costi del trasporto pubblico – che non significa sottrare risorse, tutt’al più rendersi conto del potere di acquisto dei salariati e dei pendolari , in soluzioni per questi, che dovrebbero essere economiche  se non addirittura gratuite - .  
E ciò riguarda anche  il sottoattraversamento ferroviario fiorentino e la costruzione della stazione Foster, così tanto caldeggiati dal Presidente della regione Enrico Rossi, che con la scusa di privilegiare il traffico dei pendolari e di evitare pagamento di penali,  ha pensato fosse più importante non inimicarsi le  cooperative impegnate nell’opera. 

Dunque la facile ironia di gruppi neonazisti presenti alla trasmissione di ieri sera riguardo la stazione Foster, ci pare davvero questione ignobile, anche solo da affrontare e scrivere ma va scritto e va affrontato. Non a caso, lo sbaglio di pronuncia, giunge in un momento di tensione dove a noi compagni, che avevamo deciso di denunciare l’aggressione fascista a Macerata e il clima ammorbante che tali organizzazioni hanno creato (rendendo asfittico non solo lo studio che purtroppo con questi condividevamo), viene impedito e anche con toni piuttosto bruschi.

La democrazia, impugnata come quello strumento atto a far parlare e condividere spazi di confronto pubblico con militanze politiche che la stessa sancisse come anticostituzionali, non è la democrazia che ci riguarda. La democrazia che dà agibilità ai fascisti, non ci riguarda, la democrazia che nel nome di un pluralismo consente a tali forze politiche di consolidarsi e di intentarsi in stragi, attentati, omicidi, aggressioni, non ci riguarda, la democrazia che dimentica che invitare tali forze politiche legittima in qualche modo i fatti delittuosi e le aggressioni: a Macerata, a Firenze, a Fermo, a Pavia e in diversi altri luoghi del Paese, non ci riguarda. Che sia preoccupazione di  questo regime democratico di rifocillare i propri cani, noi non abbiamo argomenti, se non quello di osteggiarli, combatterli con ogni forza e mezzo.

Il problema non è quanto e cosa Casa Pound abbia in mente o meno nelle politiche sociali ma quanto la stessa parli – il tema della trasmissione, no? – alla pancia di una classe sempre più frammentata e spaventata dal Capitale che nella divisione e nell’attacco a se stessa, non riconoscendosi, si renda fomentata da costoro, davvero pericolosa e a se stessa soprattutto.  Perché la sicurezza non è solo un pezzo di binario che salta a Pioltello ma è anche un Casseri che spara in un giorno di mercato, un Mancini che massacra un nigeriano accorso in difesa di sua moglie,  un Luca Trani che decide per la sua ideologia disumana e xenofoba di sparare a sei persone, vendicando un delirante suo principio a cui nessuno aveva chiesto alcun risarcimento.




5.2.18

AL FIANCO DI CHI OGGI MANIFESTAVA CONTRO IL BOIA ERDOGAN



Oggi, pur non essendo presenti fisicamente, ci sentiamo di essere al fianco di tutti coloro che sono scesi in piazza per contestare il boia e assassino Erdogan a Roma. 
Ci schieriamo senza tentennamenti al fianco del popolo curdo e di tutti i prigionieri politici turchi e curdi. Il governo PD si è dimostrato ancora una volta per quello che è, un governo criminale amico dei peggiori dittatori che la scena mondiale attualmente offre. 
Da Al-Sisi agli sceicchi arabi, dai boia sionisti fino ad arrivare ad Erdogan. 

Il nemico è in casa nostra, basta fantasticare su improbabili derive sovraniste. L'Italia è un paese imperialista e per questo non dobbiamo cedere a nessuna sirena neo-sovranista. 

CONTRO L'IMPERIALISMO ITALIANO 
VIA IL BOIA ERDOGAN 
LIBERTA' PER IL POPOLO TURCO E CURDO 

per una sinistra rivoluzionaria Firenze

COMUNICATO STAMPA NR 4 ROMPIAMO IL MURO DEL SILENZIO




Questa mattina alcuni militanti e candidati della lista "per una SINISTRA RIVOLUZIONARIA" hanno fatto visita alle redazioni fiorentine di Repubblica e de La Nazione. 

Abbiamo esposto uno striscione che denuncia il muro di silenzio contro la nostra lista e poi abbiamo consegnato il nostro simbolo e la lista dei nostri candidati. Sappiamo benissimo come funziona l'informazione nel nostro paese e non ci illudiamo di ottenere chissà quali spazi. 

Ci auguriamo però di far aprire gli occhi ai tanti che ancora hanno fiducia in queste istituzioni e in questo tipo di "democrazia". 

Proprio per questo c'è sempre più bisogno di una sinistra rivoluzionaria.

30.1.18

NOI NON PARLIAMO CON I FASCISTI !





Sono usciti alcuni articoli sulla stampa cittadina relativi alla presentazione delle liste, in uno di questi si afferma testualmente che alcuni nostri compagni avrebbero amichevolmente parlato con militanti di Forza Nuova li presenti anche loro per depositare la lista e che addirittura avremmo fatto dei commenti riguardo all'inutilità dei centri sociali.
Smentiamo categoricamente sia di aver parlato con Forza Nuova sia tanto più di aver mai affermato che i centri sociali siano inutili.
Teniamo a precisare che noi con i fascisti non ci parliamo e che consideriamo i centri sociali una risorsa ed un baluardo di resistenza alla barbarie dell'attuale società.
Riteniamo invece che i fascisti siano il cane da guardia di questa società che noi vogliamo abbattere.

per una SINISTRA RIVOLUZIONARIA Firenze

FLAT TAX: UN CHIARO ATTACCO A LAVORATORI E SERVIZI PUBBLICI


di NL 

Sono anni ormai che le destre-in particolare Salvini e Berlusconi- stanno spingendo sempre di più per l'introduzione della Flat tax, cioè una tassa ad aliquota fissa su tutti i redditi familiari e profitti delle imprese. In poche parole, oggi se un reddito superiore ai 75.000euro viene tassato al 43%, con l'introduzione della flat tax invece, vedrebbe le imposte a suo carico abbassarsi fino al 23%, pari alla tassazione applicata oggi su un reddito medio-basso ( fino a 15.000€ ) o addirittura al 15% secondo il leader della Lega Matteo Salvini.  Una manovra che andrebbe ad intaccare gli introiti dello Stato per una somma che oscilla tra i 40 e i 70 Milioni di euro, che secondo l'ex ministro Brunetta, si ripagherebbe da sola nel giro di pochi anni, grazie all'emersione dell' economia sommersa, cioè di tutti quei soldi che ad esempio le imprese evadono e quelli che finiscono nelle tasche dei lavoratori a nero, a causa delle aliquote troppo alte.
 "Pagare meno, per pagare tutti" è la ricetta dell'ex ministro Brunetta; ma questa auspicata fedeltà fiscale che dovrebbe contagiare gli odierni evasori di grandi capitali, purtroppo non è una conseguenza diretta, perchè conosciamo bene i padroni e  perchè il mantra del capitalismo non è quello di adeguarsi alle regolamentazioni fiscali, ma bensì quello di massimizzare i profitti con ogni mezzo necessario. Di conseguenza chi davvero beneficerebbe della manovra sarebbero i soliti ricchi che si vedrebbero drasticamente diminuire le proprie imposte - basti pensare che su un reddito di 300mila euro, le tasse si abbasserebbero dai 122mila euro attuali ai  66mila della Flat tax- mentre i redditi più bassi come quelli di lavoratori dipendenti, precari, pensionati, disoccupati ecc... avrebbero solo una lieve estensione della " no tax area " ( Il limite di reddito con cui si ottengono esenzioni ) e qualche beneficio contenuto come bonus e detrazioni, ma con un aumento esponenziale delle spese sanitarie, trasporti pubblici, scuola ecc... .
Insomma un chiaro attacco alla classe operaia e al welfare pubblico che verrebbe definitivamente devastato a favore dei servizi privati ( es. strutture sanitarie, servizi pubblici e scuole) che risulterebbero ulteriormente accessibili solo alle classi più abbienti mentre i lavoratori sarebbero costretti ad accontentarsi di servizi pubblici precari e marginali.

In realtà nel nostro paese sono già in vigore una serie di flat tax che però non riguardano i redditi da lavoro i quali rimangono progressivi, quindi sono riservate solo ai ricchi. Ad esempio quella sulle rendite finanziarie - se si sottoscrivono titoli di Stato per mille o dieci milioni di euro la tassazione rimane del 12,5%- , mentre per i conti correnti o azioni di società quotate in borsa è del 26%.  Anche il governo  Renzi, per quanto oggi si dica contrario alla flat tax, nel 2016 ha introdotto un'aliquota fissa del 24% tramite l'IRI  (Imposta ai redditi d'impresa); l'ennesimo regalo al padronato. 

I sostenitori della Flat Tax mettono i mostra i presunti successi ottenuti con l'imposta unica nei paesi dell'ex blocco Sovietico, specialmente quelli dell'area Baltica -Estonia, Lettonia e Lituania- ; ma se analizziamo più da vicino la situazione ci accorgiamo che non è proprio come vogliono farci credere.  Dopo il crollo del muro di Berlino i paesi legati all'Unione Sovietica e alla Federazione jugoslava, cercarono in tutti i modi di contrastare l'evasione fiscale incontrollata e  attirare capitali esteri all'interno delle loro frontiere per far ripartire l'economia , andando ad abbassare ai minimi le aliquote di imposizione fiscale. Quindi,  se da una parte questi paesi hanno vissuto una sorta di boom economico subito dopo l'introduzione della flat tax, dall'altra  la percentuale di popolazione sotto la soglia di povertà rimane al di sopra del 22%, il sistema pensionistico è stato privatizzato per sostenere i costi della flat tax e l'evasione fiscale è rimasta altissima. Nel blocco baltico si stima che l'evasione intacchi in media il 30% dei PIL nazionali, in Ucraina il 68% ed in Georgia addirittura il 72%.
Un altro baluardo dei pro-flat tax è la Russia, che dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica ha adottato un regime di flat tax al 13%, riscontrando una crescita economica significativa nei primi anni duemila; a dire il vero la crescita era dovuta principalmente all'esportazione di energia come petrolio e gas, infatti con l'avvento della crisi, il crollo del prezzo del barile e le sanzioni post  Crimea, le entrate fiscali sono diminuite drasticamente raggiungendo a stento i valori del duemila e l'evasione fiscale raggiunge oggi il 52%. Inoltre sono aumentate in maniera esponenziale le disuguaglianze sociali. 
Anche Islanda e Slovacchia avevano adottato la flat tax per poi ripensarci con il governo di centro-sinistra qualche anno dopo, riscontrando dopo tre anni dall'abbandono dell'aliquota unica, un'aumento del 40% del gettito fiscale. In poche parole la flat tax in più casi si è rilevato un autentico flop a discapito della classe lavoratrice.
Per questo motivo quando Salvini e Meloni parlano di "Prima gli Italiani", andrebbe chiesto loro a quali italiani si stanno riferendo; sicuramente ai soliti borghesi, banchieri, imprenditori, palazzinari, speculatori e sfruttatori, certamente non ai lavoratori visto che  con questa manovra i primi a rimetterci sarebbero proprio quest'ultimi.
Non ci saranno benefici per la classe lavoratrice finchè non si colpirà direttamente il grande capitale finanziario, finchè a pagare sarà chi non ha mai pagato fino ad ora.
Non sono dunque i migranti, come la destra vuole far credere, i nemici della classe operaia, ma chi cerca di tutelare i veri artefici della devastazione sociale. Proprio per questo è fondamentale l'unità tra migranti e lavoratori italiani, contro chi da sempre si arricchisce tramite sfruttamento e prevaricazione ai danni dei lavoratori.

28.1.18

INTERVISTA A MARCO FERRANDO E CLAUDIO BELLOTTI

PRESENTAZIONE DELLE FIRME DI PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA

LUNEDI 29 ALLE ORE 14 PRESENTAZIONE DELLE FIRME 

Lunedi 29 alle ore 14 presenteremo le firme raccolte per la presentazione della lista "PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA" presso la corte di appello di Firenze. Saremo presenti al Senato in tutta la Toscana ed alla Camera nei collegi di Firenze, di Pisa e Livorno e di Grosseto Siena e Arezzo. 

Per la circoscrizione di Firenze capolista alla Camera sarà la compagna Chiara Pannullo, militante del Partito Comunista dei Lavoratori ed attiva da anni nelle lotte sul territorio e nel movimento femminista, redattrice di Unità di Classe e nel comitato di redazione della rivista Marxismo Rivoluzionario. 
Capolista al Senato il compagno Claudio Ciarpaglini, lavoratore dipendente e militante del Partito Comunista dei Lavoratori, attivista dell'associazione antirazzista ed antifascista Mariano Ferreyra e volontario storico delle Fratellanze Popolari del quartiere di Novoli. 

Finita la raccolta firme torneremo nelle piazze come nostro solito, con una campagna elettorale che metterà al centro la difesa incondizionata degli interessi di classe dei lavoratori. Concluderemo la campagna con una grande festa in Piazza San Ambrogio nei giorni precedenti al 4 marzo. 



IL 4 MARZO VOTA "PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA"

27.1.18

OBIETTIVO RAGGIUNTO, RACCOLTE LE FIRME PER LA CIRCOSCRIZIONE DI FIRENZE



Conclusa con successo la campagna di raccolta firme (oltre quattrocento firme raccolte a Firenze in pochi giorni) ci apprestiamo alla presentazione della documentazione necessaria presso la Corte di Appello di Firenze. Nonostante una legge fatta su misura per impedire la partecipazione democratica con una serie di cavilli assurdi la lista "per una sinistra rivoluzionaria" sarà presente alle prossime elezioni sia alla camera che al senato. 

Sinistra Rivoluzionaria Firenze

19.12.17

FIRMA PER LA PRESENTAZIONE DELLA LISTA



COME FIRMARE PER LA PRESENTAZIONE DELLA LISTA A FIRENZE? 

Martedi 19 dicembre dalle ore 9 alle ore 12 presso la nostra sede di via degli Alfani 13 rosso Firenze 

Martedi 19 dicembre dalle ore 2130 alle ore 23 presso la nostra sede di via degli Alfani 13 rosso Firenze 

Mercoledi 20 dicembre dalle ore 9:30 alle ore 12 presso via dei giardini della Bizzarria a Novoli 

Mercoledi 20 dicembre dalle ore 14:30 alle ore 18:30 in via di Novoli davanti alla COOP 

Mercoledi 20 dicembre dalle ore 2130 alle ore 23 presso la nostra sede di via degli Alfani, 13 rosso Firenze 

Venerdi 22 dicembre dalle ore 15 alle ore 18 presso la nostra sede di via degli Alfani, 13 rosso Firenze 

Sabato 23 dicembre dalle ore 9 alle ore 13 in piazza Annigoni presso il mercato di San Ambrogio.

10.12.17

ASSEMBLEA CITTADINA PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA



Per una SINISTRA RIVOLUZIONARIA alle prossime elezioni

Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Classe e Rivoluzione promuoveranno una lista unitaria della sinistra anticapitalista alle prossime elezioni.

La lista elettorale si chiamerà “PER UNA SINISTRA RIVOLUZIONARIA”.

Abbiamo bisogno anche di te!!!!!

Per la presenza di una lista della sinistra ANTICAPITALISTA alle prossime elezioni politiche. Per dare voce al mondo del lavoro, ai giovani, ai disoccupati, ai pensionati, ai migranti. Contro centrodestra e centrosinistra, per una lista coerentemente anticapitalista.

Abbiamo bisogno del tuo contributo per raccogliere le firme e per dare vita ad una campagna elettorale RIVOLUZIONARIA.

ASSEMBLEA CITTADINA
venerdi 15 dicembre ore 18:30 Via degli Alfani, 13 rosso Firenze 

LA RIVOLUZIONE COMINCIA DA TE

18.11.17

RIAPRE LO SPORTELLO LEGALE E LO SPORTELLO MEDICO




Apre lo sportello legale e medico gratuito presso l'associazione Mariano Ferreyra 

Dal mese di dicembre riapre, nei locali della nostra associazione, lo sportello legale e lo sportello medico gratuito. Tutti i martedì dalle ore 9 alle ore 12 in via degli Alfani, 13 rosso a Firenze. 

Lo sportello si avvale della collaborazione di uno studio legale di Firenze e di un ambulatorio medico in collaborazione con DR OUT di Prato. Tutte le consulenze sono gratuite. 

MARTEDI DALLE ORE 9 ALLE ORE 12 SPORTELLO MEDICO SPORTELLO LEGALE

NO ALLE RONDE A SCANDICCI



Le ronde di CasaPound a Scandicci devono finire 

È inaccettabile che una realtà fascista, più di una volta coinvolta in reati violenti, sia lasciata libera di muoversi 

CasaPound non è un’organizzazione politica legittima. È una organizzazione fascista, nelle cui file hanno militato criminali che più di una volta si sono macchiati di reati violenti. Sembra che tutti se lo siano scordato, ma nel 2011 proprio a Firenze un militante di Casapound uccideva due uomini a colpi di pistola. 

Nonostante tutto questo, questi fascisti sono lasciati liberi di muoversi sul territorio. Addirittura, come si evince da un post sulla loro pagina Facebook, hanno cominciato a svolgere dei pattugliamenti notturni per le strade di Scandicci insieme ai razzisti della Lega Nord. 

Questa situazione è inaccettabile. Non è possibile lasciare liberi dei dei fascisti dichiarati di muoversi liberamente per le strade ed addirittura organizzare delle vere e proprie ronde nella peggiore tradizione squadrista. 

È quasi ovvio che, se lasciati fare, questi personaggi non potranno che perpetuare le azioni violente e criminose che li contraddistinguono da sempre. Invitiamo tutti gli antifascisti scandiccesi a mobilitarsi contro questa minaccia. Li invitiamo a far sentire la loro voce, a opporsi in ogni modo al nuovo fascismo che prova ad alzare la testa. 

PCL Cellula Scandicci

12.11.17

IN 500 PERSONE IN PIAZZA DEI CIOMPI CON IL PCL PER LA RIVOLUZIONE DI OTTOBRE


Cinquecento persone alla commemorazione dell'ottobre in piazza de Ciompi 

Una piazza piena come non si vedeva da tempo. Tante bandiere rosse e tanti pugni chiusi hanno accompagnato i concerti della serata. 

Hanno aperto i The Alano ed i Bitter Cock. Poi l'intervento del compagno Lorenzo Lazzerini a ricordarci il perché eravamo in piazza e finale col botto con i SSSR FEDELI ALLA LINEA. 

Ci siamo ripresi ancora una volta una piazza del centro storico strappata con le unghie alla movida. 

Non sarà un fatto isolato. 

W l'ottobre rosso 

#pclfirenze




11.11.17

OLTRE 1000 LAVORATORI IN PIAZZA A FIRENZE PER LO SCIOPERO GENERALE




Venerdi 11 a Firenze sono tornati in piazza i lavoratori per lo sciopero generale indetto da USB, COBAS e UNICOBAS. 
Oltre un migliaio di lavoratori, di studenti e di disoccupati si sono ripresi le strade del centro per gridare la loro rabbia contro le scelte di un governo targato PD sempre più comitato di affari delle banche e della grande borghesia. 
Un no forte e chiaro alla riforma pensionistica della Fornero, un no forte e chiaro al job act, un no forte e chiaro alla buona scuola ed all'infamia dell'alternanza scuola/lavoro. 
Ma il corteo non era solo un corteo di tanti no, sono emerse anche delle proposte forti su cui rilanciare una grande mobilitazione nei prossimi mesi, per la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro a parità di salario, per l'abbassamento dell'età pensionistica, per una scuola pubblica e laica, per un salario ed un lavoro dignitoso per tutti e sopratutto un forte segnale di unità tra lavoratori italiani e migranti. 
Il PCL Firenze ha aderito ed ha partecipato al corteo, come aderì e partecipò al corteo del 27 indetto da CUB e SICOBAS nella prospettiva di un fronte unico di classe contro padroni e governo. 

PCL Firenze

9.11.17

SABATO 11 NOVEMBRE IN PIAZZA DE CIOMPI PER L'OTTOBRE ROSSO



Sabato 11 novembre concerto sovietico 

Piazza Ciompi – firenze 

ore 18 dj-set dei ragazzacci del quartiere 
ore 20 00 live punk dalla piana fiorentina con The Alano e Bitter Cocks 
ore 21 45 live SSSR - CCCP Fedeli alla Linea Tribute 

durante la serata barretto sovietico con pietanze e bevute a prezzi proletari 

Associazione Mariano Ferreyra 
Partito comunista dei lavoratori

5.11.17

CELEBRATO IL CENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE DI OTTOBRE





Oltre sessanta tra compagni e compagne hanno riempito la sala della Casa del Popolo Il Progresso per celebrare e rivendicare il programma della Rivoluzione di Ottobre.
Sono intervenuti i compagni Nicola Sighinolfi, Eugenio Gemmo, Chiara Mazzanti ed ha concluso la conferenza il portavoce nazionale del PCL Marco Ferrando.
La conferenza si è conclusa con tutti i compagni e le compagne che hanno cantato l'Internazionale.

LA RIVOLUZIONE SARA' MONDIALE VIVA LA QUARTA INTERNAZIONALE

23.10.17

VENERDI 27 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE



Il Partito Comunista dei Lavoratori sostiene lo sciopero ed invita tutti i lavoratori a partecipare al corteo che si terrà venerdi mattina a Firenze.


19.10.17

CON I LAVORATORI DELLA FALEGNAMERIA FABBRANI PRESIDIAMO LA FABBRICA CON I LAVORATORI



Domani mattina 20 ottobre mettono i sigilli alla FALEGNAMERIA FABBRANI. La falegnameria è una realtà di riferimento per tutto il quartiere 5 e per Firenze nord in generale. Dopo l'esperienza Seves, Rifredi, uno dei quartieri popolari più estesi della città di Firenze, vive un altro dramma legato al mondo del lavoro. L'ennesimo crimine del capitalismo in una città dove il lavoro è attaccato su ogni fronte. Una decina di operai perderanno il posto di lavoro. Sono tutti molto pessimisti sulle sorti future e sulla possibilità di poter rivendicare il diritto di permanere sul suolo dove è situata la ditta da oltre 90 anni. La situazione pare incomprensibile e al limite della bestialità del profitto. Il proprietario, tale Santurlo Fabrizio, rivendica infatti il suolo, agendo senza alcun preavviso, chiaramente con l'appoggio della legislazione borghese che legittima tale operazione, sostenuto dalle forze dell'ordine in ogni suo passaggio. Ciò a fronte di un'offerta (non chiara) di acquisizione del suolo. È per questo che domani mattina dovremo presidiare l'accesso alla falegnameria, impedendo con ogni mezzo a nostra disposizione una tale prepotenza padronale! 

DOMANI ORE 8.00 ANGOLO VIA SESTESE/VIA DEL SODO È NECESSARIA LA PRESENZA DI QUANTI PIÙ COMPAGNI POSSIBILE ALL'INGRESSO DELLA FALEGNAMERIA A RIFREDI

17.10.17

A MONDEGGI QUESTA ESTATE AVVISTATI, OLTRE AD ANARCHICI E ANTAGONISTI, ANCHE PERICOLOSI INDAGATI

Leggiamo con stupore le dichiarazioni del sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini uscite sul giornale on line "qui Antella" in questi giorni 
Nel leggere l'articolo non sappiamo se dover ridere per la ridicolezza delle dichiarazioni del sindaco o dover piangere se pensiamo che è il sindaco di un comune di quasi 30.000 abitanti. Francesco Casini, il sosia millesimale di Matteo Renzi, non è nuovo a dichiarazioni che sinceramente ci fanno rimpiangere sindaci di altri tempi, basti ricordare la concessione della sala della biblioteca comunale a Salvini o le dichiarazioni su Casapound o peggio ancora le dichiarazioni dopo i gravi casi di abuso dell'associazione nazionale Carabinieri https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=638133989630493&id=107256169384947

Queste le esilaranti dichiarazioni del sindaco: “Ho fatto presente al prefetto l’occupazione di Mondeggi che esiste dal 2014, anche se ne era a conoscenza – dice il sindaco – Gli ho riportato ciò che mi è stato riferito dalle forze di polizia, locali e non solo, circa la presenza di gruppi antagonisti che hanno soggiornato o sono passati da Mondeggi recentemente, anche nei giorni scorsi”. Accanto all’allarme il sindaco lancia un doppio appello. “Mi rivolgo agli stessi occupanti che magari non sanno che hanno ospitato persone dell’area antagonista e anarchica: facciano attenzione. Inoltre li invito a rendersi visibili, a costituirsi in cooperativa o altre forme associative che possano creare un progetto attivabile su Mondeggi. E’ l’unico modo per avere l’appoggio dell’Amministrazione comunale, che non lo può dare a un’occupazione illegittima e fuori da ogni regola e senso civico”. Il secondo appello e alla cittadinanza affinché non collabori con le iniziative degli occupanti: “Voglio che i cittadini conoscano questi fatti e li invito a non appoggiare i progetti di Mondeggi bene comune, come mi hanno suggerito le forze di polizia. Occorre una riflessione approfondita da parte di chi deve tutelare la sicurezza di tutta la Città metropolitana di Firenze”.

Vogliamo con questo nostro comunicato avvisare i militanti del Partito Democratico che forse non sanno che questa estate abbiamo avvistato nei pressi di Mondeggi, per la precisione nell'area che il PD tutti gli anni usa per fare la festa dell'Unità un pericoloso indagato, tale Luca Lotti (quello spettinato nella foto) in compagnia del sindaco Casini. Luca Lotti è il braccio destro di Matteo Renzi, figlio dell'ex dirigente della Banca di Credito Cooperativo di Pontassieve (guarda caso proprio di colui che concesse il mutuo da 697.000 Euro a babbo Tiziano per la società di famiglia poi malamente fallita) attuale ministro dello sport (non sappiamo per quali meriti o per quali qualifiche svolga questo compito ingrato). Luca Lotti è indagato niente poco di meno che per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento nell'inchiesta sulla fuga di notizie relative al caso Consip (una maxi tangente da 100.000 euro per il giro degli appalti della pubblica amministrazione). 

Vogliamo che i cittadini di Bagno a Ripoli conoscano questi fatti e li invitiamo a stare alla larga da chi da ospitalità a tali personaggi. Il Partito Democratico ormai è un ricettacolo di indagati e condannati per i reati più disparati , si va dalla truffa alla corruzione fino ad arrivare all'associazione mafiosa. 
Esprimiamo la nostra più totale e sincera solidarietà agli occupanti di MONDEGGI BENE COMUNE ed a tutti i cittadini di Bagno a Ripoli che in questi anni sono stati vicini e solidali con il progetto di Mondeggi. 
Crediamo che le parole del sindaco siano un motivo in più per andare a Mondeggi e per vigilare sulla situazione. 

Partito Comunista dei Lavoratori Bagno a Ripoli

2.10.17

CORRISPONDENZA DA BARCELLONA DI UNA NOSTRA COMPAGNA

Referendum 1-0 О 

праве наций на самоопределение (Il diritto dei popoli all'autodeterminazione. Lenin) 


L'1 di ottobre in Catalogna ci ricorda che è necessario e possibile mobilitare la lotta contro la repressione nazionale in favore del diritto all’autodeterminazione dei popoli rispondendo con chiaro dissenso alle politiche di un governo che appoggia, invece, un nazionalismo stracolmo di residui fascisti del regime franchista. 
Trascendendo dalla presa di posizione della volontà secessionista catalana, per la quale sarebbe auspicabile un riconoscimento lontano dal nazionalismo borghese propenso ad accettare accordi al ribasso, il referendum di oggi ha fatto emergere soprattutto la natura repressiva del governo centrale e del suo, post-franchista, Partito Popolare. 
Il premier spagnolo e leader del PP, Mariano Rajoy, afferma che oggi non c’è stato nessun referendum in Catalogna e ribadisce la validità della democrazia spagnola che nella giornata dell’1 di ottobre rimane sulla posizione del dialogo. Un dialogo che, evidentemente, non è disposto ad accettare l’inobbiettabile partecipazione di milioni di persone decise ad esercitare il diritto all’autodeterminazione e che ha risposto con la repressione violenta dispiegando le forze della polizia nazionale contro tutti i catalani che oggi si sono recati ai seggi elettorali. 

eva m.










Le foto sono di due diversi seggi, il primo più piccolo e tranquillo (non ci sono state cariche da parte della polizia nazionale) nella Escuela Cervantes: i catalani (in fila per ore) hanno potuto votare nonostante le minacce di una carica della polizia che si trovava nel grande viale perpendicolare (Via Laietana) che alla fine non c'è stata. L'altro seggio (foto con moltissime persone), nella Escola Industrial di Barcellona, è stato il più grande in Catalogna e ci sono stati diversi scontri durante la mattinata. Quando sono arrivata la situazione era abbastanza tranquilla ed incitavano a mantenere la calma e a non rispondere aggressivamente nel caso di nuove cariche. Le foto della polizia nazionale sono state fatte il Plaza Cataluña dove si era riunito un gruppo di estrema destra con bandiere del governo centrale. In entrambi i seggi moltissime persone di tutte le età, comprese persone molto anziane che venivano accolte con applausi e cori. Le riprese e le fotografie fatte da quasi tutti i votanti sono state uno dei pochi modi per documentare l'effettivo svolgersi della votazione che Rajoy ha definito una "messinscena" ma che, invece, ha visto la partecipazione di migliaia di persone (le cifre non riesco ancora a trovarle). Oggi non si è votato solamente a favore o a sfavore dell'indipendentismo catalano, più di tutto è stata una chiara dimostrazione di rifiuto e dissenso nei confronti della politica del Governo Centrale.

L’ANTIFASCIMO MILITANTE NON SI PROCESSA – IL PCL È SOLIDALE A TUTTI I COMPAGNI DURAMENTE REPRESSI PER IL CORTEO DEL 16 NOVEMBRE 2013 CONTRO CASAPOUND

Tutto accade in una sera di novembre, precisamente il giorno 9 del 2013, in cui tre giovani compagni del Pcl, furono aggrediti da una decina di militanti di Casapound, all’altezza di Piazza della Repubblica, in quello che è stato il tipico agguato neofascista, nella sproporzione delle forze atte al pestaggio. Al bar Le Giubbe Rosse, la nota organizzazione di mazzieri, nel pomeriggio aveva organizzato un incontro e la presentazione del libro "il caso Speziale", annoverando tra i relatori il portavoce fiorentino Saverio Di Giulio. L’aggressione che tra l’altro cadeva ad un mese dal secondo anniversario della strage fascista di piazza Dalmazia effettuata da Casseri, esponente di Casa Pound, mostrò la ciclicità della violenza squadrista nella città di Firenze. Il sedici novembre, dunque quella parte della città che non è in piccola porzione: antifascista, militante, antagonista organizzata e di movimento, scese in piazza. Scese in piazza onestamente preoccupata perché davvero non era così remoto il rischio che quel terreno di coltura, nella pratica della violenza alla parte più debole della classe, diventasse la prassi in quell’amalgama che unisce il bisogno legalitario della democrazia borghese alla criminale condotta di gruppi di estrema destra che all’associazionismo razzista, accompagna anche la virulenza delle percosse a scopo punitivo e intimidatorio. Un corteo importante, un corteo che vide aderire innumerevoli soggettività e che si mosse tra parole d’ordine e bandiere, indignazione e rabbia. Una manifestazione, che nonostante sfilasse per le vie del centro, passando anche davanti la sede di Casapound, non ebbe momenti di tensione ma offrì una risposta cittadina forte e ferma e senza alcuna radicalizzazione di piazza. Eppure, tutto può servire al casus belli e anche una sciarpa può essere presa a preteso di azioni repressive e nette. È infatti del 19 settembre 2017, la notifica da parte del Tribunale di Firenze, di condanne per 17 compagni e compagne a 16 anni complessivi di carcere (nell’ordine: per 15 antifascisti, la pena è di un anno per reato di travisamento e un mese ad un altro per accensione di materiale pirotecnico). Di un anno fa, le denunce per travisamento e poco più di una settimana fa, le sentenze che hanno stabilito condanne, al massimo del reato per la stessa pena. Se la democrazia pone da una parte come baluardo alle nostalgie del ventennio, la risposta legislativa (quando va bene e da sepolcro imbiancato) e per questa, basti pensare all’inapplicata legge Scelba del ’52 in vigore da più di mezzo secolo, alla Mancino del ’93 che estende il proprio significato anche alla xenofobia, all’ultima proposta di Legge Fiano, dall’altra, non ha mai impedito però che la mala pianta del MSI diventasse forza politica o abbia mai in seguito limitato la crescita di organizzazioni razziste e fortemente di destra o troncato sul nascere il proliferare delle strutture fasciste. E la ragione è semplice e per questo assolutamente drammatica: la democrazia borghese non è che sia incapace di sradicarsi dal fascismo ma è disinteressata a farlo e perché attigua a questo e ai suoi meccanismi, innanzitutto nell'apparato repressivo dello Stato che si è sempre fatto interprete dei i peggiori ambienti reazionari (chi non ricorda i cori di polizia nel nome del Duce, mentre a Genova, sedici anni fa i manifestanti venivano massacrati?) e perché il capitalismo in crisi ripropone e in maniera funzionale la spirale dell’oppressione necessaria al propria sopravvivenza e dunque ad un retroterra da cui prendere la distanza si rende contraddizione. La borghesia non concede, semmai toglie alle proprie vittime sociali, allarga il proprio consenso colpevolizzando parte della classe e quando non vi riesce, abbrutirne la coscienza, dirottare il malcontento. Questa è la chiave di volta che trova nei populismi di governo di opposizione e nelle tendenze fasciste il volto senza infingimenti di tali populismi. I partiti reazionari, apparentemente alfieri dell’antisistema, si rivelano le sentine del sistema dominante. Il gioco di carambola dunque non può stupire: la borghesia, chiede al ministro Marco Minniti un’ulteriore legge contro i fascisti , facendosene interprete il PD con la Fiano, anche se nel frattempo la legge n. 46/201, dà in pasto i migranti agli aguzzini libici, consente alla polizia di manganellare i rifugiati eritrei, consegna la povertà al reato e tenta con un colpo di reni di spazzare ogni reale resistenza all’antifascismo di piazza, indebolendo nella repressione, nei fermi, nel carcere tutti i compagni e le compagne che hanno seriamente a cuore la lotta antifascista e dunque di classe. Nostro è l'appoggio, la solidarietà e la vicinanza ai compagni così duramente colpiti. Perché ricordiamo che sono i compagni che in fasi storiche non lontane hanno impedito che il fascismo dilagasse, limitandone fortemente l’agibilità e l’azione, sono i compagni quelli che ad oggi, si ritrovano ad essere processati per aver voluto fare da argine alla delinquenza, quella vera dei cani a guardia del sistema e sono quei compagni e quelle compagne ad essere la nostra irrinunciabile barricata. 

PCL- FIRENZE

11.9.17

DONDE ESTA' SANTIAGO MALDONADO ?

Firenze


Buenos Aires

Santiago Maldonado, attivista argentino impegnato nella lotta al fianco del popolo Mapuche (popolo nativo della Patagonia a cui è stata espropriata la terra dalle multinazionali tra le quali la famiglia Benetton), è sparito tra il 31 luglio ed il 1 di agosto. 

Molti testimoni sostengono che Santiago Maldonado sia stato arrestato dalla Gendarmeria e poi fatto sparire. In Argentina, come in molti altri paesi del sud america purtroppo ancora oggi sono all'ordine del giorno notizie come questa, militanti politici, attivisti sindacali, vengono fatti sparire nel nulla. 

Chiediamo con forza che venga fatta luce su questo ennesimo caso di sparizione (desaparecido) e che Santiago possa tornare a casa subito. 

Facciamo nostro l'appello alla solidarietà internazionale. 

Aparición con vida ya de Santiago Maldonado

Partito Comunista dei Lavoratori Firenze
Associazione Mariano Ferreyra


LIBERTA' PER REZA SHAHABI



E’ necessario rilasciare immediatamente Reza Shahabi! 

Il Coordinamento Nazionale Autoferrotranvieri 27 marzo 2015 è un coordinamento nazionale di lavoratori, che comprende numerosi sindacati italiani, del settore dei trasporti. 
Stiamo scrivendo per protestare contro la continua persecuzione di Reza Shahabi, membro del consiglio di amministrazione e tesoriere del sindacato dei lavoratori della società di lavoratori di autobus di Teheran, che è stato nuovamente incarcerato a partire dal 9 agosto 2017. 
Secondo l'ufficio del procuratore, come dichiarato dalla moglie di Reza Shahabi, Shahabi deve restare in carcere fino al 22 dicembre 2018. Reza Shahabi è stato già arrestato nel giugno 2010 mentre era in viaggio, guidando un autobus; fu violentemente aggredito in pubblico e incarcerato nel reparto della prigione di Evin 209. Dopo aver trascorso 19 mesi in isolamento, è stato condannato a sei anni di detenzione, con divieto di qualsiasi attività sindacale per cinque anni e una multa di sette milioni e mezzo. A causa di un grande stress fisico e di torture durante le interrogazioni, Reza Shahabi ha sofferto di dislocazione posteriore e del collo e ha dovuto andare sotto la chirurgia due volte ed ha anche sofferto di problemi cardiaci. Va notato che durante la sua lunga prigionia Reza Shahabi ha dovuto ricorrere allo sciopero della fame quattro volte, per protestare contro la mancanza di attenzione medica per le sue condizioni di salute deteriorate e dal crescente intorpidimento del lato sinistro del suo corpo. Il suo ultimo sciopero della fame, per protestare contro il suo trasferimento alla prigione Rajaee Shahr nella città di Karaj, durò 52 giorni. Reza Shahabi è stato perseguito nuovamente nel gennaio del 2015 sulla base di accuse di "propagazione contro il sistema" - legata alla critica all'attacco delle forze di sicurezza del distretto di Evin 350 del 17 aprile 2014 e condannato ad un anno supplementare in carcere. 
Condanniamo fermamente la ingiusta carcerazione di Reza Shahabi e denunciamo anche la continua persecuzione di attivisti sindacali in Iran, con numerosi arresti ingiustificati, una situazione molto grave e indegna che richiede libertà immediata e incondizionata per tutti loro. Non è ammissibile che una persona sia imprigionata a causa della lotta per i suoi diritti, per una dignitosa condizione di vita e per condizioni di lavoro migliori per i suoi colleghi di lavoro. Questa azione repressiva è una grave violazione dei diritti umani e un'offesa intollerabile ai concetti base di civiltà e giustizia. Sappiamo peraltro che la società di trasporti italiana “Ferrovie dello Stato Italiane” sta implementando la partnership economica con le imprese di trasporto iraniane “Islamic Republic of Iran Railways”, questo non è tollerabile nella attuale situazione di violazione dei diritti e repressione dei lavoratori iraniani, anche nel settore Trasporti. È necessario evitare la collaborazione con le imprese iraniane fino alla liberazione di Reza Shahabi e di tutti i lavoratori ingiustamente imprigionati, altrimenti siamo pronti a dichiarare lo sciopero in Italia in tutte le società del gruppo FS-Busitalia. 
Chiediamo a ogni sindacato, organizzazioni politiche e partiti, organizzazioni sociali, in tutta Italia, di sostenere questo appello e di agire per ottenere la libertà di Reza Shahabi e di tutti gli altri attivisti di lavoro detenuti in Iran. 

Italy, 26 agosto 2017 
Coordinamento Nazionale Autoferrotranvieri 27 Marzo 2015

20.8.17

CAPITALISMO, ISIS, MAFIA, UN SOLO VOLTO: BARBARIE





L’Isis è stato armato dalla Turchia e dall' Arabia Saudita ed equipaggiato dagli Usa. Il vicepresidente Joe Biden dell'amministrazione Obama, non ebbe difficoltà tempo ad ammettere che le armi inviate ai “ribelli” anti-Assad erano state tutte offerte di più che gentile concessione alle milizie jihadiste del “califfo” Abu Bakr Al-Baghdadi, l’uomo che fu fotografato in Siria, guarda caso, in compagnia dell'allora senatore John McCain (e sia bene inteso, al netto di talune farsesche riflessioni per cui la coppia Assad-Putin venga ancora considerata da una parte del fronte cosiddetto “anti-imperialista” come la sola protezione non solo a Daesh, ma anche e soprattutto alla temuta egemonia Usa e dell’alleato fronte sunnita). 

Poi facciamo i marxisti fino in fondo, quali siamo e aggiungiamola un'altra considerazione che parrebbe una banalità: in un sistema capitalistico la classe sociale che controlla i flussi di capitale ha il potere, comanda, diventa classe dirigente. Ne consegue che quando cambia il modo con cui si conquistano e controllano grandi flussi di capitale, cambia la società e le stesse istituzioni. Il modello di accumulazione «mafioso» può essere tranquillamente considerato una variante del modo di produzione capitalistico nella fase storica in cui impenna la crescita delle produzioni di merci a «valore d’uso negativo» (droghe, armi, rifiuti tossici, racket ecc.). 

Dal momento che l’extraprofitto è legato (da punti di vista diversi ma convergenti, di Braudel, Marx e Schumpeter) a un monopolio dell’informazione e a rapporti non conseguenti tra produttori e consumatori, non è difficile realizzare quale sia l’area dell’extraprofitto nell'alterità dei mercati criminali (un esempio che renda il tutto più semplice: se un grammo di cocaina acquistato dalla ‘ndrangheta calabrese in Colombia al valore di 2 euro, sul mercato in Europa viene valutato per un valore medio di 50 euro, quale sarà il settore produttivo «legale» in grado di ottenere un tale margine di profitto? Nessuno. Tali traffici che fanno stimare il flusso annuale di capitale «illegale» per un valore che oscilla tra il 3 e l’8% del Pil mondiale, rappresentano una massa enorme di capitali in grado di condizionare il mercato capitalistico, essendo il medesimo, espressione di tale mercato). 

E le leggi del mercato ovviamente riguardano anche il sedicente Stato islamico. Gli interessi che lo rappresentano sono quelli dati dai grandi proprietari, i grandi fondi di investimento, le banche, il sistema produttivo industriale e varie entità statali. Ricordate la panzana di Libero un po' di mesi fa, per cui L'Isis non sarebbe penetrato in Italia, in quanto timoroso della Mafia a cui ne riconosceva l'autorità del controllo del territorio? Nulla di più falso. Con la mafia, Daesh pattuisce il fior fiore degli affari. 

Ottima si rivelò l'inchiesta del giornalista Domenico Quirico, pubblicata dalla Stampa, rapito in Libia nel 2013 e liberato dopo 5 mesi di detenzione. Egli descrisse minuziosamente come l'Isis, con la mafia intelaiasse un intreccio fatto di traffico d'armi, droga e di opere d'arte, servendosi di formazioni criminali come la 'ndrangheta calabrese o la criminalità russa, in grado di procurare ai miliziani armi con cui gli oggetti d'arte vengono scambiati, o quella cinese, che cura il trasporto delle merci. Si tratta di fatto di una comoda partnership. Clan camorristici ad esempio hanno offerto supporto logistico e si sono fatti garanti per il passaggio di armi e di documenti falsi. Un mosaico che si compone di terroristi e mafiosi che scambiano, nel Sud Italia, reperti archeologici trafugati in Medio Oriente e Nord Africa in cambio di munizioni. 

Quindi prima di andare alla ricerca dell'untore fuggito da un qualche conflitto che l'imperialismo transnazionale ha dichiarato e che pretende tutti noi, vittime come e quanto coloro che vogliono salvarsi la vita, ricordate che lo stragismo è il frutto avvelenato di una barbarie che vede il sistema economico che ci informa e ci opprime e (anche) la criminalità organizzata, compartecipi a che lo stato attuale delle cose ci trovi spaventati, divisi, incapaci di analisi e infine anche assassinati mentre ci conduciamo a portare a termine le nostre faticose quotidianità.

8.8.17

Sugli sgomberi e in particolare oggi, quello che ha coinvolto il centro sociale Làbas



Sugli sgomberi e in particolare oggi, quello che ha coinvolto il centro sociale Làbas va espressa attenta riflessione e non può che coinvolgere il Decreto Minniti che sta contribuendo a peggiorare molte cose. 
Ciò che è all'evidenza dei fatti è che il Governo abbia offerto strumento prezioso ai sindaci, consegnando loro la possibilità di confezionare ordinanze discriminatorie, repressive. I sindaci infatti, hanno ora a piene mani, in nome dell’ambiguo concetto di “decoro urbano”, un potere di ordinanza che stato era riservato solo al questore (tanto da far assumere al provvedimento, dal capogruppo democratico alla Camera, Ettore Rosato, la definizione tristissima di “Daspo cittadino”) e che non è rimasto certo inattivo in questi mesi: allontanamento dai centri storici delle città di chiunque venga considerato “indecoroso”, sia per la sua mera presenza (senza tetto o ambulanti) sia per il comportamento (consumatori di droghe o alcolici, "frugatori" di cassonetti, writers) sia per l'utilizzo di spazi pubblici e dunque verso gruppi e organizzazioni politiche nella “libera accessibilità e fruizione” di particolari luoghi, piazze incluse. 
In pratica la criminalizzazione in assenza di fattispecie di reato e senza alcuna possibilità di ricorso giurisdizionale. Condizioni che la sentenza del Tar del Friuli Venezia Giulia segnalava come vincolanti per le ordinanze dei sindaci e chiedeva di eliminare per via legislativa. Ed è stato un capolavoro di idiota, legalitaria convinzione l'affermazione di Rosato che del Decreto Minniti, così disse: “La sicurezza è un patrimonio della collettività e non la lasceremo alla demagogia violenta e alla destra chiacchierona”. E di certo non fa una piega per le politiche securitarie e smantellamento del welfare di cui il Partito Democratico, in questa legislatura, si è fatto interprete. 
La strage delle conquiste sociali, include tra i provvedimenti governativi, la necessità di insistere sulla paura del crimine, anche contro i fatti e di generare allarme sociale. È ciò del resto a cui si è assistito in Italia negli ultimi vent’anni, dove la Lega Nord ha egemonizzato il discorso pubblico su questi temi, accolti anche da quel centrosinistra che assume tratti specifici della cultura economica di destra. Cosa si intende dunque per “decoro pubblico” ? Forse il desiderio di condividere luoghi di sociabilità accoglienti e per tutti: raccolta rifiuti, acque pulite, territori preservati, edilizia curata, strade sicure, mezzi pubblici funzionali, scuole accoglienti? No ovviamente. Tale scure poliziesca cade di mannaia su tutto quanto già privatizzato, depotenziato e smantellato. Innestandosi e innescando le paure, spesso amplificate dalla politica, sull’immigrazione. Lo scenario volutamente anticlassista è chiaro nel momento in cui migranti e rom sono i primi soggetti ad essere colpiti dai provvedimenti sul “decoro”. E non si pensi solo alle grottesche iniziative leghiste del Nordest quali, privare i centri cittadini delle panchine “perché altrimenti immigrati e barboni si siedono” ma anche come le amministrazioni di centrosinistra abbiano coniugato la parola d'ordine della sicurezza sociale alle pratiche di destra (per chi se ne stupisca abbiamo il silenzio di De Magistris e qualche daspo da poter vantare): lo ricordate piuttosto Matteo Renzi, quando se ne fece interprete come Sindaco nel 2009, firmando un’ordinanza che colpiva “tutti quei comportamenti in cui la richiesta di denaro non è fatta palese con il semplice atto della mano tesa”? E così, chiunque faccia un uso non gradito, non disciplinato, non convenzionale dello spazio pubblico può essere punito, schedato, allontanato. Abbiamo dunque la costruzione sociale della paura, la percezione indotta di vivere in quella società del rischio descritta da Beck, che oltre ai fenomeni crescenti di rendita urbana costruisce la base epistemologica su cui poggia l'idea di una città divisa in frattali, scheggiata e scomposta, nutrita di spazi negati e di gruppi sociali non comunicanti tra loro. Una città duale dove i quartieri alti, i centri commerciali, le zone di interesse immobiliare o di afflusso turistico debbano risultare atti al flusso delle merci, una città che si realizzi dunque come contenitore vuoto ma pulito, sicuro, epurato da elementi di criticità o dissonanza ma soprattutto che gli elementi e i modelli alternativi di vivere il contesto urbano e i suoi spazi siano condannati e dove le periferie o i ghetti si pongano distanti, sideralmente lontani ed unicamente luoghi di marginalità e ricettacoli della marginalità stessa. La subalternità della condizione economica (e che ovviamente ricade con maggiore recrudescenza verso i gruppi etnici) determina nell'esclusione, il dato spaziale e il dato sociale: la libertà di movimento, quella di accesso, il diritto alla città diviene sempre maggiormente un privilegio detenuto nelle mani di pochi. Lo spazio urbano è dunque il luogo per antonomasia dell'iniquità sociale, che da ingiustizia etica si tramuta in forma e divisione spaziale. E in tal senso, è paradigmatico lo sgombero stamani dell'ex caserma Masini, che in cinque anni ha consegnato quello spazio all'accoglienza e ad una socialità di partecipazione collettiva (viene costruito un dormitorio sociale, gli orti e il mercato bio, oltre ad una serie di attività dal basso che hanno dato ossigeno al quartiere) così come i sigilli apposti al Crash.

Chiara Pannullo

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