19.6.18

SALVINI E DI MAIO : IL CENSIMENTO AI ROM, I PORTI CHIUSI AI MIGRANTI, L'OPERAZIONE LIBERISTA "VINTAGE" DEGLI ANNI TRENTA DEL NOVECENTO



Di Maio, ha ricordato che il censimento non è possibile unicamente perché "anticostituzionale" come proposta, ponendosi poche domande riguardo la memoria mai appannata di un tempo affine in cui la disumanità, aveva tracciato le rotte di una guerra di popoli tra popoli fatta di conquista e dominio. E a questa dichiarazione, di fatto belligerante, alla desolazione economica di un gruppo sociale, chiosa con un :“Mi fa piacere che Salvini abbia smentito qualsiasi ipotesi di censimento registrazione o schedatura, se una cosa non è costituzionale non la si può fare – ha spiegato – Lavoro da due settimane per problemi degli italiani che sono enormi e di cui ci dobbiamo occupare. Gli italiani sono la priorità, bene occuparsi di immigrazione ma prima occupiamoci dei tanti italiani che non possono mangiare". Per cui italiani in disgrazia, ceto medio per quella via della miseria che è una bestemmia ma anche una condizione, siete avvertiti: gli altri poveri sono il vostro problema, non la mano che vi fruga nelle tasche ma quella che chiede. E cosí... restano in mare persone, bambini e donne incinte che fuggono dalle sofferenze; si continua la festa della forca senza farina, chiedendo a gran voce censimenti etnici verso i rom; si vogliono dedicare strade a estensori delle leggi razziste del 1938. Salvini, ci prova, portandosi un debito alla scuola della reazione, scopiazzando e male un compito già scadente che vi aveva trovato svolgimento in precedenza. 

Fu infatti Maroni il primo che propose di censire la popolazione rom in Italia con un decreto del maggio 2008: l'allora ministro dell'interno parlò di identificazione, fotosegnalazione e rilievo delle impronte digitali. L'iniziativa suscitò le critiche dell'Unione Europea e dell'Onu. Già nel giugno del 2009, il Tar del Lazio, aveva ritenuto illegittimo il decreto in particolar modo per quanto riguarda l'identificazione delle persone, confermato dal Consiglio di Stato che considerò inesistente una «emergenza nomadi» in Italia da cui partiva l'intervento di Maroni . Il Parlamento Europeo il 7 settembre 2009 rilanciò e fu drastico nel considerare abominevole la volontà a voler percorrere la strada delle identificazioni, in Italia e non solo sui minori ma anche riguardo i cittadini già in possesso di un regolare documento d'identità. In realtà esistono già dati e numeri riguardo gli insediamenti formali e informali, non solo: i pochi rom irregolari sono apolidi e quindi l' "espulsione" è un dispositivo retorico pericolosissimo. In Italia, i rom italiani presenti nel nostro Paese sono presenti da almeno cinquant'anni e le stime parlano di 130.000 rom e sinti che vivono in Italia, dove più della metà, circa 80.000, sono cittadini italiani e soprattutto, Salvini, ignora che l' "Emergenza Nomadi" inaugurata da Maroni, non solo fu dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato, ma creò le condizioni su cui attecchì Mafia Capitale. Perché: a proposito delle organizzazioni criminali con cui si intrecciano interessi e scambi economici non proprio chiari, vi siete chiesti al di là del bacino elettorale, quali siano le realtà al Sud a cui si è genuflessa la Lega ? (basterebbe sfogliare anche distrattamente qualche editoriale dell'Espresso). 

 Dunque tutti i poteri, i potentati economici, la criminalità organizzata che tra vantaggio e copertura anche legale dal capitalismo, negli squilibri territoriali e nei divari sociali, nella liberalizzazione della circolazione dei capitali e l’ulteriore finanziarizzazione e opacizzazione del sistema finanziario, possono dormire sogni tranquilli, Salvini fa il loro servizio e dichiara il suo astio ai migranti, ai rom, nell'incontenibile livore che le democrazia europee, bisogna dire - inclusa la nostra, con il PD che si conquistò sul campo la promozione quale partito-nazione - aveva già ampiamente espresso. Ora che si brontoli alle pance, si dichiari illegittimo un popolo e alla sua maggioranza offra cazzuola e cemento erigendo muri ai migranti, alle nostre coscienze, sappia riconoscere del fenomeno, l'epifenomeno :"Noi speravamo nella solidarietà europea, nella rinegoziazione del Trattato di Dublino. Ma è tutto saltato!" dice chi guardando al dito, finga davvero di non poter volgere lo sguardo alla luna. L'unica soluzione è la lotta. Iniziare a rispondere colpo su colpo.

Chiara Pannullo - PCL Firenze

18.6.18

Pitti Uomo, o Fiera della Vanità?





Lo scorso venerdì si è conclusa la 94esima edizione di Pitti Immagine Uomo. Spenti i riflettori e sbloccata la viabilità, possiamo permetterci di soffermarci su ciò che è questo evento e di stilare un breve bilancio. Guarda caso il nostro bilancio risulta essere agli antipodi rispetto alle lodi tessute dall’olistica biosfera mediatica, senza alcuna voce fuori dal coro. “Cifre da capogiro”, “Boom della moda a Firenze!”, e ancora “Export del settore della moda italiana in crescita”. Queste sono solo alcune delle introduzioni agli spudorati elogi che TV e giornali hanno riservato al capitalismo fashion e glamour. Analizziamo con ordine. L’immancabile raggiante Darione Nardella ha inaugurato quest’ultima edizione di Pitti assieme a Bonisoli, nominato da Di Maio come nuovo ministro dei beni culturali. Il successone di questa balorda fiera della vanità è stato introdotto dalle spiacevoli parole del neoministro che, dopo essersi congratulato per la crescita del +3,2% di fatturato dell’export italiano del settore della moda, ha dato la sua benedizione agli “imprenditori del settore che producono export e posti di lavoro”. Parole imbarazzanti, che però, nell’era in cui il lavoro si è trasformato da diritto inalienabile a gentile concessione padronale, non scandalizzano poi troppo. Chissà quanto saranno contenti i lavoratori e le lavoratrici del settore della moda, che proprio in Toscana vede alcuni dei suoi principali centri produttivi. Basti pensare alle condizioni lavorative nei capannoni sovraffollati delle aziende subappaltatrici dei grandi brand nel Macrolotto a Prato, o alle condizioni dei lavoratori e ai crimini ambientali delle concerie del Valdarno tra Firenze e Pisa, note anche per i rinomati casi di infiltrazione dell’Ndrangheta, per rendersi conto che tutta questa generazione di posti di lavoro potrebbe essere orientata assai diversamente. 

È così che, tra gli ebeti complimenti reciproci di avventori, stilisti e modelli, si consuma quest’ennesima fiera della vanità. Siamo sicuri inoltre che sarà stato molto soddisfatto il neoministro dei Beni Culturali nel venire a conoscenza delle grandi feste e sfilate private tenutesi nei diversi luoghi della cultura della storia e dell’arte fiorentina, cortesemente concessi dall’amministrazione ai grandi brand. Ebbene, ci pare adesso lecito parlare un po’ di Beni Culturali, ma più in particolare, se vogliamo, della loro svendita. L’ultra-inflazionata Fortezza da Basso la possiamo dare ormai per persa, tanto che fatichiamo ad immaginarla altro rispetto al ruolo di sede del Polo Fieristico Fiorentino che oggi ricopre. La Loggia del Porcellino in Piazza del Mercato Nuovo si è magicamente trasformata in Lounge bar blindato per party privati extra lussuosi, destinati al confronto tra stilisti e grandi capitalisti del settore, provenienti da tutto il globo; da New York a Mosca, da Dubai a Singapore, tutti a sorseggiare cocktail e a dispensare strategie commerciali nel prezioso bunker rinascimentale per loro pensato. Possiamo poi sorvolare su tanti altri siti destinati a feste, sfilate e grandi eventi privati. Il Giardino di Boboli se lo è preso Craig Green; il Giardino Torrigiani, quasi mai visitabile nemmeno dai fiorentini durante tutto l’anno, se lo è scelto la Birkenstock. Il Museo del Bargello è diventato la quinta scenica delle sfilate della Moncler. Più in grande hanno pensato alcuni storici marchi italiani. Armani ha scelto la settimana di Pitti per inaugurare la sua botteguccia in via Tornabuoni: nove vetrine per 250mq di negozio. Non è mancata infine la festicciola dello stesso Armani presso Palazzo Pandolfini. Gucci è andato oltre: l’anno passato ha pensato di impossessarsi direttamente di un intero palazzo storico. 

Il Palazzo della Mercanzia in Piazza della Signoria infatti, ospita oggi il museo di Gucci, il Gucci Garden e un punto ristoro dove dirige le danze lo chef Bottura, all’insegna della lotta allo spreco alimentare. Quanta poesia. Nemmeno la Curia si è salvata. Cavalli ha pensato bene di accaparrarsi l’intera Certosa del Galluzzo per le sue sfilate. Insomma, un’apoteosi per gli amanti della Firenze “Hometown fashion”. In questo universo di sete e tessuti, di modelli e affaristi, si è svolta questa spiacevole settimana della moda. Moda. Ma cos’è che rappresenta oggi l’universo della moda? Se l’imposizione ideologica della nostra epoca risulta essere il feticismo delle merci, avanzato contemporaneamente all’annullamento di qualsiasi livellamento empatico tra esseri umani, la moda riesce a sorprenderci, e ci porta oltre. Se infatti l’uomo all’interno della dinamica capitalistica viene ridotto a merce, la moda riesce a ridurre l’essere umano addirittura a supporto per merce. Celebrazione esasperata della forma merce, dell’abito, che diventa il soggetto principale, indossato dall’uomo, ridotto a nient’altro che un cavalletto, una gruccia animata. Da osservare, appunto, come sostegno per la merce, merce da esaltare e celebrare. 

Un’inversione tra oggetto e soggetto che angoscia ad una non troppo approfondita riflessione. E così si parla di tendenze, di gusto, di “adesso va molto il”, e ci si perde in una marea di discorsi che non fanno altro che tentare di propinare e riproporre il consumo. “Consuma ad ogni costo, stai al passo con le tendenze, con gli stili”. Ed è proprio questa continua quanto falsa esigenza di rinnovamento stilistico che tenta di indurre alla frenesia del consumo illimitato. “Indosso Ergo Sum”. Questa è l’essenza della totale concessione all’esteriorità. Si dimostra come si è, in quanto scegliamo come apparire. Relazioni tra persone che vengono mediate unicamente da cellulari e tablet, che diventano subito strumenti per affermare sui social network la propria presenza nel dato posto. Per urlare virtualmente il proprio “Io c’ero!”, il proprio “Anch’io sono parte della società dello spettacolo”. Così, abiti su supporti in carne ed ossa, si incrociano nel groviglio di connessioni falsate dall’interesse individuale, nella speranza di diventare amici degli amici degli amici. Firenze, nostro malgrado, si conferma centro nevralgico dell’organizzazione borghese della società. Pitti è solo un esempio della barbarie dilagante. La goccia in un oceano che gonfia sempre di più.

Lorenzo Brunello

12.6.18

DUCCIO, 29 ANNI, RAGAZZO. UCCISO DA UNA BANDA DI CRIMINALI.


Duccio, 29 anni muore mentre è fermo al semaforo sopra il suo motorino. 
Muore travolto da un 'auto speronata durante un inseguimento tra due clan rivali di etnia Rom, causato da una faida familiare. 
Duccio muore in una calda, caldissima domenica di metà giugno lungo via Canova  nella periferia nord-ovest  di Firenze. 
Esplode la rabbia tra gli abitanti del quartiere, a gettare benzina sul fuoco arrivano di pedina pure gli sciacalli di Fratelli d'Italia seguiti da Casaggì e Casapound. Riscoppia la polemica sulla questione "campi nomadi": "vanno chiusi!", " ci vogliono ruspe e lanciafiamme". 
A gridarlo sono gli stessi che poi inneggiano all'apertura di altri "campi" per risolvere definitivamente il problema dei Rom con le camere a gas. Poi si accodano  pure le istituzioni, il PD, il presidente Enrico Rossi: " serve integrazione e sicurezza", quando poi per decine di anni queste persone insieme alle destre xenofobe hanno portato avanti politiche di isolamento all'interno dei campi, ghettizzazione, sedentarizzazione forzata - unici ad averla introdotta in tutta Europa- nei confronti dei Rom, il tutto  ha portato anche ad un auto-isolamento dal resto della società.

I campi nomadi vanno chiusi, ma non perchè ci stanno i Rom dentro, vanno chiusi perchè all'interno si consumano faide familiari omicide, si gestiscono traffici di armi, droga e prostituzione talvolta minorile spesso in combutta con la mala autoctona. A farne le spese maggiori  spesso e volentieri sono gli stessi abitanti dei campi, quelli che farebbero pure a meno di viverci, costretti a subire le angherie dei clan egemoni che obbligano agli individui più deboli a pratiche di elemosina e furti. 
Campi in cui vigono leggi non scritte, arcaiche, tramandate, ma che se violate possono scatenare faide violentissime, faide che riportano la memoria indietro, a quelle che si consumavano una ventina di anni fa nelle stesse vie in cui è accaduto l'inseguimento, con modalità simili, ma per altre motivazioni  e con altri protagonisti, fiorentinissimi in quel caso. 

Purtroppo fermarsi un attimo a pensare in questa società frenetica per molti è impossibile,  sicuramente è più facile considerare queste persone solo degli  "untermenschen", dei subumani - per usare un termine molto caro a chi, da queste vicende, con il fare e la bava alla bocca del peggior sciacallo rabbioso, inasprisce la tensione per sollevare dei pogrom- ed inneggiare a cose disumane come Auschwitz. 
Troppo complicato in quest'era di rabbia repressa e guerra tra poveri analizzare le cose in modo obiettivo; certo che no! Meglio le forche.

Viene però da chiedersi il perche Casapound e i suoi gregari non chiedano con la stessa enfasi lo sgombero ad Ostia delle villette pacchiane e luccicanti dei clan di origine Sinti e Rom degli Spada, Fasciani, Casamonica, Di Silvio, DeRosa ecc... Acquistate con i proventi di  traffici di droga ed estorsioni. Evidentemente con questi soggetti riescono esclusivamente a piegarsi a  novanta gradi passivamente o ad organizzarci iniziative assieme. 

Purtroppo però oggi stiamo piangendo Duccio, che se ne è andato a 29 anni in una calda domenica di metà giugno, ucciso da una banda  di criminali.

30.5.18

La resa dei conti tra la Borghesia della Troika e la Borghesia populista e sovranista





Oggi qualcuno ha scoperto che la politica è alla mercé del capitale e creduto che Savona, ex direttore generale di Confindustria e ministro dell'Industria del governo Ciampi (lunghi anni a fianco di Guido Carli e che da ministro del Tesoro firmò per l'Italia il trattato di Maastricht), tecnico di La Malfa nel Partito Repubblicano, dirigente della Banca d’Italia, collaboratore del governo Berlusconi, tra i promotori dell’università privata Luiss ed inserito in innumerevoli consigli di amministrazione, in ottimi rapporti con il governi USA - tanto da vantare un’importante presenza all’ Aspen Institute - il maggiordomo del capitalismo finanziario, sia un tribuno del popolo, l’uomo dell’antisistema semplicemente perché ha scritto e detto che l’euro presenta un tasso di cambio troppo forte ed è dunque moneta di scarso vantaggio e la Germania, un peso dominante in Europa. Pochi semmai ragionano sul fatto che se fosse diventato ministro dell’economia, si sarebbe trovato con il proprio capo di governo che avrebbe lasciato così come è l’articolo 81 della Costituzione. Quello rieditato dal parlamento e che aveva votato la fiducia al governo Monti. 

Per intenderci: lo stesso che inserisce nella nostra Carta, l’obbligo di pareggio di bilancio voluto dal (il più terribile tra i patti europei) fiscal compact. Riguardo Mattarella (non vi sciorino il curriculum da altrettanto boiarda di Stato, mi scoccio), credevate si sarebbe tenuto le braghe addosso? Figuriamoci e poi gli avvertimenti erano stati così chiari, adamantini: il Financial Times, aveva paragonato le due forze politiche vincitrici a dei barbari all'attacco su Roma, il francese Libération e il quotidiano Die Welt si erano incupiti di biasimo, la Commissione Europea tuonato con il vicepresidente Valdis Dombrovskis che ha ricordato a Roma del suo debito pubblico. Bruxelles, addirittura, novella vergine dagli occhi di colomba, preoccupata delle politiche migratorie dell'Italia. 

E non sarà inseguendo la Lega e i Cinque Stelle che possiamo analizzare i piani di forza che vanno presi in consegna sì ma da un punto di vista di classe – e se qualcuno trova il termine ridondante, liturgico, si consoli, gli economisti del capitale lo utilizzano con estrema generosità, per costoro, ha la concretezza dei calci in culo che ci danno mentre stringono il morso della briglia -. E aggiungo e con affetto lo scrivo, qualcuno porga i sali a Cremaschi.

24.5.18

LO SCENARIO POLITICO A ZANZIBAR ILLUSTRATO TRAMITE LA TESTIMONIANZA DI UN MEMBRO DELL'UAMSHO

di Niccolò Lombardini                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

Mentre cercavo di scrivere un articolo sull'attuale situazione politica a Zanzibar, ho inviato una serie di e-mail e messaggi privati a svariati contatti di amici di Zanzibar che ho su Facebook e ad associazioni locali che si battono per i diritti umani con lo scopo di avere più informazioni. Dopo circa un mese passato senza ricevere alcuna risposta da nessuno, sono riuscito ad entrare in contatto con un membro dell'UAMSHO il quale mi ha concesso una breve intervista. Le vicissitudini storiche riguardanti Zanzibar le andremo ad approfondire in un articolo che pubblicheremo in seguito, adesso ci limiteremo a spiegare come cos'è l'UAMSHO e e che tipo di politiche repressive attua il governo tanzaniano.

COS'E' L'UAMSHO? 

UAMSHO, che tradotto in italiano significa letteralmente "rinascita" è ad oggi considerato dalla Tanzania un'organizzazione terrorista di matrice islamico separatista. L'organizzazione nasce nel 2001 a Zanzibar come ONG  legalmente registrata con il nome JUMIKI, con lo scopo di propagandare l'amore e l'unità tra i musulmani, salvaguardare la storia e la cultura islamica ed intervenire per risolvere determinate piaghe sociali come l'AIDS, l'abuso di droghe e la povertà diffusa. Con il passare del tempo JUMIKI, che nel frattempo era stato soprannominato UAMSHO dalla gente, ha iniziato ad interessarsi anche alle questioni legate all'indipendentismo zanzibarino, accusando il governo della Tanzania  di non investire i proventi generati da Zanzibar all'interno dell'arcipelago, ma di destinarli allo sviluppo della "terraferma", trovando così molti consensi tra la popolazione e proponendo in seguito un referendum per l'autonomia.
Il vero e proprio salto di qualità UAMSHO lo effettua nel 2010, quando il CIVIC UNITED FRONT, principale partito d'opposizione delle isole decise di appoggiare un 'iniziativa di governo di unità nazionale da parte del  CHAMA CHA MAPINDUZI, il partito politico che dal 1977 anno dell'unione tra la Tanzania e Zanzibar, governa l'Unione. Questa decisione da parte del CUF è stata visto dagli abitanti di Zanzibar come un vero e proprio tradimento, al punto che moltissimi sostenitori hanno abbandonato il partito per entrare nell'UAMSHO. 
Questa crescita esponenziale dell'organizzazione ha fatto si che il parlamento della Tanzania e di Zanzibar accusassero UAMSHO di essersi trasformato da movimento religioso in un'organizzazione politica che  minaccia l'unità nazionale dello Stato e di conseguenza nel 2012 sono stati vietati tutti i raduni, manifestazioni e conferenze dell'organizzazione fino a nuovo ordine. Nonostante le restrizioni i membri dell'UAMSHO hanno continuato con le loro attività pubblicamente rivendicando la libertà di parola, talvolta scontrandosi con le forze di polizia sopratutto nell'isola di Unguja. 
Sempre nel 2012 il leadel dell'UAMSHO lo sceicco Ferid Hadi Ahmad è scomparso per quattro giorni senza che nessuno avesse sue notizie, dopo essere stato liberato ha dichiarato di essere stato rapito da uomini armati e a volto coperto che si sono identificati come agenti di polizia. Nonostante la polizia negasse qualsiasi coinvolgimento, durante i giorni della scomparsa del leader musulmano, a StoneTown le persone hanno chiuso i negozi per protesta e bloccato il traffico. L'intervento della polizia ha scatenato scontri sanguinosi con i sostenitori dell'UAMSHO, nei quali sono morti almeno un manifestante e un ufficiale della pubblica sicurezza.  Pochi giorni dopo gli scontri lo sceicco Ferid Hadi Ahmad e altri sei dirigenti dell'UAMSHO sono stati arrestati e il giorno seguente processati con vari capi d'accusa tra cui l'incitamento alla violenza e violazione della pace e dell'armonia nell'arcipelago di Zanzibar, da quel momento tutti i leader dell'UAMSHO sono detenuti in Tanzania senza però accuse riguardanti reati atti a minare la costituzione della Tanzania, di conseguenza la detenzione, sulla "terraferma"  che in realtà è un vero e proprio esilio, risulta illegittima secondo la costituzione di Zanzibar.  Attualmente l'UAMSHO è considerata dalla Repubblica della Tanzania un'organizzazione terroristica e chiunque parli pubblicamente dell'UAMSHO è perseguibile con la pena detentiva. 

LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI DA PARTE DELLA REPUBBLICA UNITA DELLA TANZANIA

L'intervista che segue non mira assolutamente a sostenere l'UAMSHO, ma prova esclusivamente a denunciare le politiche autoritarie che il governo della Tanzania attua nei confronti  di tutti gli oppositori politici, tramite la testimonianza di un membro di una delle organizzazioni più represse dal governo della Repubblica Unita della Tanzania. Le informazioni ottenute, riguardo gli abusi di potere effettuati dalla polizia per ordine del governo trovano riscontro tra l'altro nei report di AMNESTY INTERNATIONAL, che fanno un chiaro quadro della situazione riportando testuali parole: 

"Parlamentari dell’opposizione che erano stati percepiti come voci critiche nei confronti del governo sono stati al centro di vessazioni, intimidazioni e arresti. Il 21 settembre, Zitto Kabwe, leader del partito Alleanza per il cambiamento e la trasparenza, è stato arrestato dopo aver postato alcuni commenti sui social network .Questi facevano riferimento alla manipolazione da parte del portavoce del parlamento delle relazioni di due commissioni parlamentari, istituite per indagare in merito alle attività estrattive delle miniere di tanzanite e diamanti"

"Tundu Lissu, presidente della Tanganyika Law Society e parlamentare del partito d’opposizione Chadema, è stato arrestato il 21 ottobre e accusato di “discorsi d’incitamento all’odio”, per avere criticato il presidente Magufuli. Durante un discorso pubblico pronunciato il 17 luglio, aveva affermato che l’assunzione dei dipendenti pubblici da parte del governo era discriminatoria, basata sull’appartenenza al clan familiare, tribale e regionale, e che il rilascio dei permessi di lavoro era condizionato dalla religione"

"La  libertà degli organi d’informazione si è significativamente deteriorata. A gennaio, il presidente Magufuli ha dichiarato che i quotidiani considerati “scorretti” avevano i giorni contati. Da giugno a settembre, le autorità hanno chiuso o vietato temporaneamente la pubblicazione di tre testate, MwanaHalisi, Mawio e Raia Mwema, accusandole di “mancanza di professionalità” nella copertura delle notizie e di incitamento alla violenza."

"Il 17 marzo, il commissario regionale di Dar es Salaam ha effettuato un’irruzione nella sede di Clouds Media Group, a quanto pare in seguito alla decisione del gruppo di non trasmettere un video che mirava a screditare un popolare pastore locale."  AMNESTY INTERNATIONAL 

Oltre a questo AMNESTY INTERNATIONAL denuncia le politiche di ostilità nei confronti degli omosessuali e delle donne nella Repubblica Unita di Tanzania: 

"Le autorità hanno proseguito il giro di vite nei confronti delle persone Lgbti, chiudendo strutture sanitarie e minacciando di togliere la registrazione alle organizzazioni che fornivano loro servizi e assistenza. Il 17 febbraio, il ministro della Salute ha chiuso 40 strutture sanitarie private, accusandole di promuovere le relazioni omosessuali, considerate un reato punibile fino 30 anni di carcere. Il 25 giugno, il ministro dell’Interno ha minacciato che chiunque si fosse impegnato nella tutela dei diritti Lgbti sarebbe stato espulso se cittadino straniero o perseguito penalmente se tanzaniano.A Zanzibar, il 18 settembre, le autorità hanno sottoposto a fermo 12 donne e otto uomini mentre partecipavano a un incontro formativo sulla prevenzione dell’Hiv/Aids in un hotel. Il governo li ha accusati di promuovere i diritti Lgbti."

"l 22 giugno, il presidente Magufuli ha rilasciato una dichiarazione che di fatto vietava alle ragazze in gravidanza di tornare a frequentare lezioni nella scuola pubblica. Ha dichiarato: “Fino a quando sarò presidente, a nessuna studentessa incinta sarà consentito di tornare a scuola”. Il presidente ha affermato che le giovani madri avrebbero potuto optare per un corso di formazione professionale o decidere di avviare un’attività ma che non avrebbero dovuto essere loro permesso di seguire i corsi di studio nella scuola pubblica. Il 25 giugno, il ministro dell’Interno ha minacciato di togliere la registrazione alle organizzazioni che avessero contestato il divieto posto dal presidente alla frequenza scolastica delle ragazze in gravidanza e delle mamme adolescenti." AMNESTY INTERNATIONAL 

segue  l'intervista:

Buongiorno, sto scrivendo un articolo su Zanzibar  e leggo che vi occupate di diritti umani, volevo alcune informazioni, se possibile, sulla situazione politica interna. Sono stato a Zanzibar tre anni fa nei giorni seguenti alle elezioni  vinte dal Civic United Front ma poi annullate .Ricordo che  c'era un pò di fermento a livello politico, oggi che sta succedendo? 

Buongiorno scusa per il ritardo, sono stato via per alcuni giorni e non ho avuto accesso ad internet. A proposito di Zanzibar. La gente vive ancora nella paura ed è terrorizzata dalle forze di sicurezza e dalla polizia, alcune  persone sono state rapite, altre arrestate, alcune spariscono, altri ad oggi  sono detenuti  senza accuse da oltre 4 anni, nessun raduno politico, o discussione politica sono permessi e tutte le conversazioni telefoniche sono registrate. Adesso "  Tanzania Telecommunication " ha introdotto la registrazione delle impronte digitali su tutte le simcard, registra sms e conversazione telefonica, la legge tanzaniana  sui crimini digitali esiste anche a Zanzibar e molte persone sono state minacciate o arrestate, ma poiché sono cittadini comuni di basso profilo e  nessun mezzo di comunicazione privato ha il permesso di riferirlo, le notizie sul loro arresto sono difficili da ottenere.  Per esperienza personale il mio stesso padre è stato arrestato per una falsa accusa. Per il solo motivo che  viene dalla seconda isola di Zanzibar (Pemba) è stato accusato di aver fornito un CD di incitamento all'odio, essendo come me un membro dell'UAMSHO. Siamo stati in grado di ottenere la sua liberazione pagando una somma forfettaria di 8 milioni di scellini, circa  2600€, adesso vive in esilio nonostante poche persone sapessero che aveva dato il suo  numero di telefono ad alcuni amici, recentemente ha ricevuto una telefonata per ricordargli che sarà rapito e mandato sulla terraferma poiché è un membro dell'UAMSHO, crediamo che la chiamata provenisse dalla  stessa polizia che lo aveva arrestato tempo prima. Abbiamo cercato di richiamare il numero ma è completamente spento, mio zio è un ingegnere di ZANTEL* e ha rintracciato il numero di telefono, ha scoperto che il numero non è registrato e tutti i numero di ZANTEL non hanno cifre simili, ad esempio ZANTEL ha il numero 0777 ma in questo caso il numero era 0778, una serie di cifre non reali.

In che circostanze è avvenuto l'arresto?

Il giorno prima del suo arresto era con un amico e discuteva della visita del leader dell'opposizione Maalim Seif a Pemba,l'amico gli disse che era in possesso di un CD  che voleva a tutti i costi fargli vedere e che al mattino seguente sarebbe passato al negozio di mio padre a lasciarglielo.  Quando mio padre andò a prenderlo, qualcuno lo chiamò per dirgli di andare a sorvegliare la vendita di una casa dato che quello era il suo lavoro, ed  una volta uscito dall'auto  la polizia lo arrestò e gli disse che stava distribuendo un CD inneggiante al terrorismo. Mio padre aveva il CD con sé senza conoscere però il contenuto; In poche parole lo hanno venduto alla polizia. Ci hanno minacciato di non dire  niente a nessuno e che se avessimo provato a dire qualcosa, avrebbero inviato mio padre sulla terraferma, l'unica soluzione quindi era quella di pagare il denaro e loro lo avrebbero rilasciato. Noi siamo andati a denunciare il fatto all'anti corruzione di Zanzibar, inizialmente loro ci volevano aiutare e hanno detto che avrebbero pagato i soldi e fatto arrestare gli agenti di polizia implicati, ma quando è stato il momento di andare a pagare ci hanno informato che in ufficio non c'era nessun'altro e  che non potevano andare  alla stazione di polizia e lasciare così l'ufficio vuoto. Quindi ci  hanno chiesto  a noi di pagare e iniziare una procedura legale, quindi abbiamo pagato e ce ne siamo andati.


Questa repressione nei confronti di persone legate all' UAMSHO, sicuramente è causata dal fatto che la Tanzania reputa l' UAMSHO un'organizzazione terroristica di matrice islamico-indipendentista. Cercando su internet si legge che l' UAMSHO tra le proprie rivendicazioni ha quella di instaurare a Zanzibar la sharia  e di imporre un codice di abbigliamento per i turisti, in più si legge che siete sospettati per una serie di attacchi con acido nei confronti di alcuni turisti occidentali. E' vero tutto questo?? 

Bugie! L' UAMSHO si batte per principalmente per la libertà di parola e l'indipendenza di Zanzibar. Come persona di  Zanzibar  posso dirti che la maggior parte degli Zanzibarini  sanno  che noi non siamo terroristi, per quale motivo allora l'organizzazione è legalmente registrata e detiene tutt'oggi la registrazione valida?! Conosciamo il motivo di queste illazioni, ed è per questo che i leader sono detenuti senza accusa da oltre 5 anni,la Corte di Zanzibar ha la stessa autorità di quella della Tanzania secondo la Costituzione, allora perché sono detenuti sulla terraferma?  Tra l'altro La  questione riguardante i leader dell' UAMSHO è stata discussa in parlamento proprio questa settimana, ma il ministro della giustizia ha detto che la questione è sotto il DPP( Director of Pubblic Prosecution*) e  non rigurda gli affari interni. Inoltre ha dichiarato di aver parlato con il DPP, ma purtroppo l'accusa  sta ancora aspettando le prove, perché la questione è molto delicata. Dice anche che nè il presidente nè nessun altra autorità è al di sopra del DPP, il quale è libero di fare ciò che desidera secondo entrambe le costituzioni... Strano però, perché la stessa costituzione dice che entro 24 ore i sospetti devono essere accusati, altrimenti devono essere immediatamente rilasciati. 

E invece gli arresti senza accuse e rapimenti continuano?

Recentemente a Zanzibar sono state rapite 5 persone che aiutavano con le donazioni i membri della famiglia degli arrestati,  la polizia ha negato di averle in custodia, ma dopo alcune settimane di proteste sono state rilasciati in mezzo alla foresta. I leader musulmani e tutte le persone condannano  e contestano questi fatti, che vengono visti come una violazione dei diritti umani. Non sono terroristi quelli che  rapiscono persone che aiutano famiglie con bambini che hanno perso tutto? 

Gli arrestati hanno subito anche percosse e abusi fisici dalla polizia??

Si, hanno subito percosse. Il governo aveva dichiarato che avrebbe aperto un'indagine speciale, ma poco dopo hanno redatto un  loro rapporto in cui veniva negato qualsiasi tipo di  abuso. Certe volte gli imputati non hanno assistito all'udienza a causa di ferite e traumi dovuti a  molestie sessuali. Due donne  poco tempo fa  si sono suicidate perché non potevano vedere i loro mariti.

Quindi il governo tanzaniano reprime i membri dell' UAMSHO perchè è spaventato dalla crescita di consensi  nei confronti del movimento? Che rapporti avete con il Civic United Front*? 

Non abbiamo nessun rapporto con il CUF. Si, Le ragioni della repressione stanno dietro alle richieste di indipendenza che rivendica il  movimento,  condivise della maggior parte degli zanzibarini. La dimostrazione sta nel fatto che  il Partito Reggente non esiste più in entrambe le isole, ed erano soliti conquistare la maggioranza a Zanzibar, ma negli ultimi  anni hanno subito una dura risposta, perché Zanzibar si è svegliato!

Pensi che la Tanzania cerchi a tutti i costi di impedire a Zanzibar di ottenere l'autonomia perchè trae profitto dalle risorse naturali- sò che il parlamento ha avviato una serie di ricerche per l'estrazione di gas e petrolio nell'arcipelago - e  dal turismo  dell'isola che è una fonte di guadagno non irrilevante??

In termini di risorse naturali quando Zanzibar ne parla, veniamo definiti come criminali, poche persone sono in grado di parlarne senza che dopo pochi giorni gli accada qualcosa. Zanzibar non ha politica estera,non ha nessuna politica monetaria e non ha relazioni interne, non può entrare in nessun accordo internazionale o bilaterale di commercio,Ad esempio, il presidente della Tanzania non ha potere sugli  affari interni di Zanzibar ma comunque  interferisce, di recente  il Ministro dei Trasporti ha imposto a Zanzibar di annullare la registrazione di compagnie di navigazione straniere a causa del sequestro da parte della Tanzania di due navi che trasportavano  armi e eroina, inoltre ha ordinato di sospendere tutte le licenze e gli ordini  per tutte le altre società di navigazione registrate a Zanzibar. Tutti queste restrizioni non erano state definite nel cosiddetto articolo dell' Unione, ma l'obiettivo dell'Unione evidentemente è quello di distruggere completamente Zanzibar. il problema è stato ripetutamente denunciato dall'ex Presidente di Zanzibar  Aboud Jumbe, che  fu uno dei fondatori nell'Unione, ma ogni volta che parli di questo argomento pubblicamente perdi il lavoro o ti mandano in prigione.

Cos'è successo ad Aboud Jumbe? 

Fu costretto a dimettersi e costretto agli arresti domiciliari a Dar es Salaam per il resto della sua vita e non gli è mai stato permesso di tornare a Zanzibar dal 1984 fino alla sua morte avvenuta l'anno scorso.
Le persone a Zanzibar pensano che sia ancora possibile cambiare tramite elezioni politiche oppure sia necessaria una rivoluzione? 
Il partito al governo ha dichiarato in Parlamento che nessuno prenderà il potere con il voto, le persone a Zanzibar sono ancora pazienti e tutto dipenderà da ciò che deciderà il Civic United Front.

Le persone hanno fiducia nell'operato del CIVIC UNITED FRONT? 

La maggior parte degli zanzibarini  ritiene che il CUF sia meglio del CHAMA CHA MAPINDUZI, perchè abbiamo solo bisogno di cambiare e l'unico partito che può portare cambiamenti a livello istituzionale  è il CUF, i suoi leader gli abbiamo osservati quando erano al potere, infatti il  candidato del CUF  Maalim Seif, era il capo del governo di Zanzibar negli anni '80 e la gente lo stimava molto. Speriamo solo che il cambiamento arriverà, ma nessuno di noi si aspetta che avvenga presto.

6.5.18

IL PRIMO DI MAGGIO A PARIGI



Paris, 1 e 2 Maggio 2018 

1° maggio 

Per i compagni militanti delle Poste e per alcuni studenti accorsi in sostegno, la lunga giornata del Primo Maggio inizia all’alba. Su Boulevard de la Bastille già dalle prime ore del mattino infatti si sono radunati i lavoratori delle poste francesi, tra i quali Gael, compagno a rischio di licenziamento per la sua attività sindacale. Vanno avanti per qualche ora i preparativi per organizzare il punto pranzo. Il corteo partirà alle 14.30 ma già dalle 12.00 Boulevard e Piazza della Bastiglia sono saturi di persone. Davanti allo spezzone della CGT, si trova un partecipatissimo spezzone studentesco di circa 5.000 persone, che segue quello di apertura. Il corteo parte. Percorso Boulevard de la Basteille fino a Quai de la Rapée, il corteo gira sul Pont d’Austerlitz, in direzione Place d’Italie. Arrivati sull’altra sponda della Senna iniziano i primi tafferugli e dopo aver bloccato il passaggio al corteo, la polizia fa piovere lacrimogeni sui dimostranti. Un iniziale momento di caos viene subito saputo gestire dal servizio d’ordine dello spezzone studentesco che, evitando che i manifestanti si disperdessero, li guida in blocco su un percorso alternativo dove poi si annetterà anche l’altra parte del corteo. Nonostante continuino incessanti gli scontri i 55mila del corteo del Primo Maggio raggiungono comunque Place d’Italie, secondo un altro percorso, evitando che la mobilitazione si sfaldasse a scontri avviati. Il bilancio è positivo oltre i pronostici per quanto riguarda la partecipazione, soprattutto studentesca. L’importanza della vertenza contro le politiche del governo Macron ha mobilitato il popolo francese che, organizzando un fronte unitario al corteo del Primo Maggio, ha dimostrato quanto profondo sia il dissenso verso il processo di disgregazione dei diritti avviato dall’Eliseo. Ospedalieri, Funzione Pubblica, Ferrovieri, Studenti, Poste e Salariati in generale hanno saputo organizzare e dimostrare la dura opposizione al ridisegno macronista, consapevoli che sarà una dura lotta dalla quale però l’unica possibilità di uscita è la vittoria su tutti i fronti di intervento. 

2 maggio NANTERRE

"Studenti e salariati. Contro chi attacca il nostro futuro.” Lo striscione sottostante il palco dell’anfiteatro dell’università di Nanterre recita anche: “Contro l’università a numero chiuso, contro la cancellazione dell’APL, contro la Loi travail XXL. Sciopero generale!” L’anfiteatro per 1.000 persone straborda di studenti della facoltà di Nanterre. Si calcolano circa 1.700 presenti, giornalisti esclusi. La partecipatissima assemblea tenutasi nell’anfiteatro dell’università è un altro sintomo dell’avversione totale alle politiche del governo, che, per quanto riguarda l’istruzione, vede attaccato su più livelli l’accesso alla libera formazione, disgregando da un lato tutto il programma di sussidi e dall’altro inserendo il numero chiuso e la selezione per accedere all’università. L’assemblea è introdotta e diretta principalmente dai compagni di Anticapitalisme et Revolution, corrente interna di NPA. Si sta discutendo da un lato la meschinità e l’ingiustizia di tali politiche, e dall’altro di come procedere nel percorso di lotta. L’intervento in assemblea di due compagni italiani fa presente agli studenti francesi che in Italia già esiste e già sono assimilati selezione e numero chiuso, ricordandogli che la nostra generazione sta scontando l’impossibilità di accedere alle facoltà universitarie proprio per l’insufficiente opposizione della generazione che l’ha preceduta. Lottare, senza fare un passo indietro, risulta oggi essere l’unica soluzione per l’avvenire delle generazioni francesi, alle quali in tutti i modi deve essere evitato il modello classista di selezione per accedere alla libera formazione. Dopo una mattinata di partecipatissimi dibattiti, alle votazioni per decretare o meno l’occupazione degli stabili di Nanterre l’assemblea decreta l’occupazione ad oltranza della facoltà, con un totale di 1.400 consensi contro 300. È un successo enorme e si apre adesso un nuovo e fondamentale punto di partenza delle lotte. A cinquant’anni dal maggio ’68, un nuovo maggio di lotta si sta formando per gli studenti francesi.

Lorenzo Brunello PCL Firenze

1.5.18

1 MAGGIO ANTICAPITALISTA



Questa mattina circa 300 lavoratori del sindacalismo di base hanno sfilato per le vie del centro cittadino. Due soste come da tradizione. Davanti alla Conad per denunciare il lavoro nei giorni festivi e davanti alla Camera del Lavoro per denunciare il ruolo servile della Cgil verso padroni e governi. 

Viva il 1 maggio 
Proletari di tutto il mondo unitevi

CON I LAVORATORI DADA



APPELLO STOP AI LICENZIAMENTI REGISTER.IT DADA 

27 Aprile 2018 

Noi lavoratori di Register.it - DADA, azienda storica fiorentina del settore informatico, vogliamo rendere pubblica la situazione drammatica in cui ci troviamo. Tramite un'operazione disinvolta, mediata dalla direzione aziendale fiorentina, Dada è stata recentemente ceduta ad un fondo di investimento inglese, HG Capital, tra i principali attori della speculazione finanziaria internazionale. Così il 23 febbraio i nostri vertici aziendali di Firenze, mentre blindavano i propri stipendi d’oro, i propri bonus e la propria permanenza alla guida di Dada, ci hanno comunicato l'apertura di una procedura di licenziamenti collettivi, ai danni di trenta persone nella sede di Firenze. Un terzo dei dipendenti. Il tutto senza alcun tipo di crisi aziendale, anzi in presenza di dati economici positivi, con ricavi, margini e utile in crescita. Come ogni anno, infatti, anche nel 2017 dipendenti e manager hanno ricevuto premi produzione. La realtà è che si cerca in modo spregiudicato di tagliare i costi, per rendere l'azienda ancora più appetibile sul mercato e per aumentare ulteriormente i profitti, lucrando sulla pelle dei lavoratori che l'hanno fatta crescere. Già diverse persone sono state indotte a lasciare l'azienda. Nonostante l'aspra battaglia sindacale in corso, non c'è da parte dell'azienda una reale disponibilità a mitigare il procedimento, se non concedendo scarni incentivi all'uscita, per noi irricevibili. Non sono neanche percorribili soluzioni alternative, come gli ammortizzatori sociali o i contratti di solidarietà. Senza un accordo, le lettere di licenziamento scatteranno entro metà maggio. Il nostro caso è grave non solo dal punto di vista delle ricadute occupazionali immediate, ma più in generale per via del forte legame di Dada con la città. Stiamo parlando di un’azienda nata a Firenze, che anche grazie alle capacità e all’impegno dei propri dipendenti ha accumulato negli anni una lunga serie di successi e ha portato innovazione in Italia e non solo, fino a diventare tra le prime realtà in Europa nel settore. È stata Dada, per esempio, a portare Firenze in rete, collegandola per la prima volta ad internet. È stata Dada a introdurre in Italia l’utilizzo di community e social network, anticipando di diversi anni Facebook. Sempre Dada ha portato Blackberry in Italia, contribuendo alla sua diffusione. vitale garantire la sopravvivenza di realtà produttive di eccellenza come Dada, che a Firenze sono nate, si sono radicate e ancora danno impulso all’economia del territorio. Purtroppo la gestione di Dada nell'ultimo decennio non è stata altrettanto brillante né lungimirante. Nonostante l'azienda sia sana, oggi non c'è alcun piano industriale all'orizzonte. La nostra percezione è che i capitani siano in procinto di abbandonare la nave, dopo aver ordinato una veloce riverniciata e spinto i motori al massimo, per accreditarsi agli occhi dei nuovi partner finanziari. Siamo preoccupati del futuro incerto che al termine della ristrutturazione attende Dada, tenuta a fare maggiore profitto con una forza lavoro fortemente ridimensionata. È già stato anticipato che Dada verrà rivenduta da HG Capital entro due/quattro anni, con un valore accresciuto nel breve termine, ma forse incapace di sopravvivere all'intervento. Il timore è che venga definitivamente smantellata dal prossimo acquirente. Siamo probabilmente ad un punto di non ritorno. Vogliamo respingere ogni tentativo di creare “competitività” e profitto giocando sulle vite delle persone, affinché le aziende come la nostra siano tenute a muoversi nei confini dell’economia reale, con innovazione e investimenti, compresi quelli sui lavoratori. Vorremmo certezze su questi investimenti, su un piano industriale che tarda ad arrivare, sul mantenimento della sede a Firenze almeno per i prossimi tre anni. Siamo seriamente preoccupati dalla mancanza di progettualità di questa azienda e vorremmo che su questi punti su cui si continua a rispondere in modo evasivo si dessero risposte concrete. Non permetteremo di far fare soldi facili a chi non ha idee, e per "efficientare" taglia il personale. Non intendiamo lasciare le mani libere a soggetti senza scrupoli che vogliono semplicemente accumulare ulteriore profitto sulle spalle di lavoratrici e lavoratori che con passione, impegno e sacrificio hanno reso nota questa azienda in tutta Europa. Non è tollerabile che si faccia speculazione adottando le solite scorciatoie da macelleria sociale a cui la cronaca degli ultimi anni ci ha tristemente abituato. La mobilitazione è in pieno corso e intendiamo continuare a promuovere interventi pubblici ed iniziative in cui coinvolgere la cittadinanza. Non siamo soli in questa lotta e i fatti lo stanno dimostrando. L’ingiustizia di questi licenziamenti è una ferita per Firenze, e sono state tante finora le manifestazioni di solidarietà e vicinanza da tante associazioni ed organizzazioni, tanti gli inviti ad intervenire e gli spazi concessi. Ci sono state ben due mozioni che ci riguardano passate all’unanimità sia in Consiglio Comunale che in Consiglio Regionale. Già diversi quotidiani nazionali hanno denunciato la situazione Register.it Dada. Questa operazione inizia ad emergere pubblicamente in tutto il suo cinismo. Invitiamo quindi tutte le realtà cittadine e chiunque abbia a cuore le sorti dei lavoratori Dada a sostenerci, dando la propria adesione al nostro appello, in difesa dei posti di lavoro, della dignità dei lavoratori e della giustizia sociale. Il nostro obiettivo è chiaro: nessun licenziamento. La macelleria sociale non deve passare. Grazie. 

I lavoratori e la RSU Register.it - DADA

28.4.18

TESTIMONIANZA DI LOTTA E "INFORMAZIONI" DI UNA MAESTRA AL COMPAGNO FABIO BIAGIOTTI (Duka Brigante Fiorentino)





«Ciao Fabio, sono Paola. In merito alla tua richiesta di informazioni...si, abbiamo fatto un intervento sul palco di S. Spirito, lo trovi sulla pagina fb di Firenze Antifascista o su quella di Potere al Popolo Firenze. Per quanto riguarda il materiale informativo che mi hai chiesto...ti invio in allegato il volantino che abbiamo distribuito in piazza il 25 aprile e un altro documento in cui si ripercorre la complicata vicenda dei diplomati magistrali abilitati. Questo documento è stato scritto a Gennaio, all'indomani della Sentenza del Consiglio di Stato (20/12/2017) che ci esclude dalle graduatorie che danno accesso ai ruoli, rigettandoci nel precariato. Da quel momento ad oggi ci siamo (più o meno bene!) autorganizzati (attraverso vari coordinementi territoriali e un coordinamento nazionale), abbiamo fatto 3 scioperi (8 gennaio-23 febbraio-23 marzo), molte manifestazioni locali e nazionali. Fin da subito ci ha sostenuto tutto il sindacalismo di base (COBAS, CUB, USB), oltre ad alcuni sindacati e associazioni di categoria (ANIEF, SAESE, ADIDA, MIDA precari), mentre i Sindacati Confederali (CGIL-CISL-UIL) non sono mai scesi con noi in piazza, pur dichiarando (a parole) di sostenerci. Ora che l'anno scolastico sta per terminare, senza che per noi si intravedano possibili risvolti positivi, si intensifica la nostra lotta. Da domani per 5 giorni il Coordinamento nazionale diplomati magistrali ha organizzato un presidio al Ministero e uno sciopero della fame. Il 2 e il 3 maggio inoltre Anief e Saese hanno indetto ancora due giornate di sciopero generale della scuola. Contemporaneamente in varie città d'Italia ci saranno iniziative varie per sensibilizzare l'opinione pubblica. Insomma cerchiamo di fare il possibile per difendere i nostri diritti e salvaguardare il nostro lavoro e il nostro futuro. Spero di essere stata abbastanza chiara ed esaustiva. Disponibile per ulteriori informazioni. La pagina fb ufficiale del Coordinamento è: "Coordinamento Diplomati Magistrali Abilitati". In realtà dentro questo "movimento" di insegnanti in lotta ci sono tante anime, non tutte riconducibili all'interno del coordinamento nazionale. Ti segnalo anche queste pagine fb di altre esperienze territoriali (a mio avviso fra le più organizzate e interessanti): "coordinamento lavoratori della scuola 3 ottobre cps milano", "coordinameento nazionale diploma magistrale 2.0", "lavoratori della scuola auto-organizzati". Ciao, grazie per l'interessamento! Paola» 

----------------------------------------------


UN 25 APRILE DI LOTTA PER TANTE/I MAESTRE/I CHE RISCHIANO DI ESSERE LICENZIATE/I! A seguito della sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017, che ha ribaltato l’orientamento espresso fino a quel momento, più di 43.000 docenti di scuola dell’infanzia e scuola primaria (di cui 6.000 già assunti in ruolo a tempo indeterminato, seppur con riserva) perderanno il loro posto di lavoro. Stiamo assistendo al più GRANDE LICENZIAMENTO DI MASSA di personale statale, tagliato fuori poiché si è deciso che il Diploma Magistrale Abilitante (ante 2001/2002) non è più valido, è un DIRITTO SCADUTO! Ricordiamo invece che tale titolo è abilitante all’insegnamento in via permanente come da decreto del Presidente della Repubblica del 25 marzo 2014. Il Ministero si impegna a lasciare questi docenti con titolo di studio “scaduto” al loro posto fino alla fine dell’anno scolastico, non per benevolenza, ma perché senza di loro il sistema scolastico di infanzia e primaria rischierebbe il collasso per mancanza di insegnanti, gli stessi che in questi 20 anni hanno contribuito al corretto funzionamento della scuola pubblica italiana. Questi insegnanti, dunque, sono buoni per lavorare da precari, ma non lo sono altrettanto per essere assunti e stabilizzati. Ricordiamo che questa vicenda coinvolge anche gli alunni di questi insegnanti, le loro famiglie, il buon funzionamento delle istituzioni scolastiche, la continuità didattica, il diritto all’inclusione per gli alunni diversamente abili. Per questo maestre e maestri sono in piazza oggi, per difendere il loro lavoro, il loro futuro, la dignità della scuola tutta! QUANDO L’INGIUSTIZIA DIVENTA LEGGE, LA RESISTENZA DIVENTA DOVERE! Coordinamento Diplomati Magistrali Abilitati Firenze UN 25 APRILE DI LOTTA PER TANTE/I MAESTRE/I CHE RISCHIANO DI ESSERE LICENZIATE/I! A seguito della sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017, che ha ribaltato l’orientamento espresso fino a quel momento, più di 43.000 docenti di scuola dell’infanzia e scuola primaria (di cui 6.000 già assunti in ruolo a tempo indeterminato, seppur con riserva) perderanno il loro posto di lavoro. Stiamo assistendo al più GRANDE LICENZIAMENTO DI MASSA di personale statale, tagliato fuori poiché si è deciso che il Diploma Magistrale Abilitante (ante 2001/2002) non è più valido, è un DIRITTO SCADUTO! Ricordiamo invece che tale titolo è abilitante all’insegnamento in via permanente come da decreto del Presidente della Repubblica del 25 marzo 2014. Il Ministero si impegna a lasciare questi docenti con titolo di studio “scaduto” al loro posto fino alla fine dell’anno scolastico, non per benevolenza, ma perché senza di loro il sistema scolastico di infanzia e primaria rischierebbe il collasso per mancanza di insegnanti, gli stessi che in questi 20 anni hanno contribuito al corretto funzionamento della scuola pubblica italiana. Questi insegnanti, dunque, sono buoni per lavorare da precari, ma non lo sono altrettanto per essere assunti e stabilizzati. Ricordiamo che questa vicenda coinvolge anche gli alunni di questi insegnanti, le loro famiglie, il buon funzionamento delle istituzioni scolastiche, la continuità didattica, il diritto all’inclusione per gli alunni diversamente abili. Per questo maestre e maestri sono in piazza oggi, per difendere il loro lavoro, il loro futuro, la dignità della scuola tutta! 

QUANDO L’INGIUSTIZIA DIVENTA LEGGE, LA RESISTENZA DIVENTA DOVERE! Coordinamento Diplomati Magistrali Abilitati Firenze

26.4.18

25 Aprile, di chi ?




Oggi, 25 aprile, a Firenze è avvenuto un gravissimo fatto, senza precedenti nella storia della città e probabilmente della storia italiana. La carica e l’arresto di dimostranti è oggi triste prassi che vale per gran parte dei cortei e delle manifestazioni che entrano in conflitto con lo Stato di dominio delle coscienze. Si è liberi di esprimersi nella misura in cui l’espressione liberata coincida col disegno del consenso descritto dal potere. Quando la libera espressione non ricalca quindi il pensiero unico, ecco che si incappa nell’inevitabile repressione armata. La coercizione è oggi l’unico mezzo col quale i governi si relazionano con le istanze del loro popolo. 

Ma oggi è diverso. Oggi l’abominio è superiore. Ciò che sconvolge purtroppo non è la repressione anomala e immotivata alla quale la società “civile” si sta gradualmente abituando, ma le motivazioni, il contesto e il retroterra dell’ultimo decennio politico in cui tale atto repressivo si è consumato.. Siamo, credo, tutti sinceramente un po’ disorientati, prima ancora che indignati. Ci si interroga su come sia possibile una cosa del genere oggi. Il contesto di laica “tolleranza”, da un lato permette e foraggia rievocazioni naziste (vedi Cologno Monzese), celebrazioni nastalgico-fasciste, concede la continua apertura di sedi neofasciste che si celano dietro l’associazionismo culturale; dall’altro lato reprime costantemente e regolarmente qualsiasi tentativo di ostacolare l’immanente degenerazione. Per comprendere meglio la tremenda dissonanza dei fatti di oggi torniamo un attimo indietro. 

Prima di descrivere la drammaticità e l’insensatezza dell’attuale situazione, è bene ricordare due eventi principali, utili per riassumere l’odierna tendenza dell’ordine costituito. Todi, 22 aprile 2018 Antonio Ruggiano, sindaco con Forza Italia, in rappresentanza anche di Casapound, nega il patrocinio ad Anpi per la celebrazione del 25 Aprile poiché iniziativa “di parte”. Sembra incredibile. Riescono addirittura a farci rimpiangere la gogna… Questo fatto, che vanta il primato nella storia d’Italia, se si commenta da solo, è comunque un interessante indicatore della situazione politica che stiamo attraversando. A dimostrarcelo non è tanto il fatto in quanto tale, ma piuttosto la diffusa non-indignazione per l’accaduto. Naturalmente le forze realmente antifasciste non hanno certo lasciato che passasse inosservato, ma data l’impotenza mediatica a cui sono costrette, il grido di rabbia è stato soppresso dall’ancora una volta democratica censura mediatica. Macerata, 3 e 10 febbraio 2018: Tutti sappiamo cosa è successo. Traini, militante neofasciata, lottatore palestrato, era pronto a difendere la patria con le armi e con i denti. Dopo la tragedia che ha visto morire in maniera macabra e disumana la giovane Pamela, Luca non ha esitato e, impugnata la sua pistola, si è immolato in nome della patria, distribuendo piombo arbitrariamente su chiunque avesse la pelle di un colore inadatto. 

Non sorprende la solidarietà implicita di Fiore e Di Stefano che hanno riconosciuto che in effetti, come possiamo negarlo, il folle raid sui neri è stato indotto dal delirio a cui ci ha condotti quest’esasperante invasione clandestina con annesso tentativo di sostituzione etnica. Nemmeno possiamo ridere per non piangere. Il PD, è in panne. Quella che sarà la più catastrofica tornata elettorale è in arrivo. Prima cerca con la legge Fiano di recuperare qualche voto da chi ancora possiede il valore dell’antifascismo, uscendosene con una legge che goffamente tenta di obliare le incalcolabili concessioni fatte ai gruppetti neofascisti nei differenti comuni Dem. Poi il 10 dicembre diserta abilmente assieme ai vertici Arci Anpi e Cgil la manifestazione antifascista e antirazzista indetta a Macerata. Quanto siamo confusi PD... E quanto è confuso anche il democratico sindaco fiorentino Darione Nardella, che non esita a criticare la scorrettezza della comunità senegalese che tanta veemenza aveva mostrato nel rompere tutti gli orci ornamentali dopo che si è consumato l’ennesimo crimine dettato dalla differente colorazione epidermica. Crimine non nuovo per la città di Firenze, e peraltro sempre giustificato dall’esasperazione. Esasperazione oggi di Pirrone, ieri del fascista amico di Di Stefano Casseri. Ah, distruzione degli orci che per altro ha anche disturbato lo shopping frenetico nelle vie del centro. 

Proprio non si fa. Così si rischia che il turismo coatto non gradisca più la città-vetrina. Oggi lo stesso Darione pigolava la sua lezioncina sulla resistenza in piazza Santa Croce, a braccetto con l’amico Matteo, che si è prontamente liberato da una delle sue riunioni con gli investitori esteri per passare un 25 aprile di coerente lotta. Coerente lotta al vero antifascismo. Già, l’arresto di oggi di Aida, Luca, Franco e Simone è esattamente ciò: un esempio di lotta all’antifascismo. Come si può anche solo negare l’intervento in una piazza da parte di chi quotidianamente combatte l’avanzata dei fascismi? La risposta sta nella scomodità che i compagni a cui è stato negato l’accesso alla piazza rappresentavano per l’incolumità mediatica dei vari Nardella e Renzi. 

Con quale faccia può presenziare nelle piazze antifasciste e antirazziste il 25 Aprile chi continuamente concede spazi ai fascisti, chi fa accordi con i libici per la detenzione dei migranti nei lager, chi organizza i Centri di Identificazione e Espulsione, chi organizza riceve Erdogan, il boia turco che riceve soldi dall’Unione europea per mitragliare i migranti siriani in direzione dell’Europa e li reinveste in armamenti con i quali massacra il popolo curdo. Con quale faccia si inneggia ad antifascismo e libertà quando la repressione del dissenso non è mai stata tanto spietata come in questo periodo. Ci si chiede come possa essere possibile che si debba ricevere lezioni di antifascismo da chi concede continuamente spazi ai pionieri della difesa nazionale, a chi a petto gonfio e testa vuota combatte la prossima sostituzione etnica a colpi di cintura e di Mein Kampf. Finché queste bestie continuano ad avere agibilità politica, ogni 25 aprile è un 25 aprile mutilato. 

E il sindaco PD Dario Nardella, i vertici del PD, dei vari partiti distribuiti sul territorio, se lo tengano bene a mente, sono in larga parte corresponsabili. Se è vostra intenzione continuare a procedere sulla via dell’apertura democratica ai neofascismi, e parallelamente reprimere chi li avversa, comunicatecelo subito cortesemente, che almeno ritiriamo fuori armi e fazzoletti rossi e finiamo quello che non abbiamo finito nel ’45.

Lorenzo Brunello - PCL  Sezione Firenze

9.4.18

IL MOVIMENTO CONTRO MACRON IN FRANCIA



Il governo Macron, espressione come altre dell’attuale totalitarismo mondialista del capitale, ha mostrato i denti, e ha fatto capire come intenderà venire in soccorso delle esigenze di padronato e finanza attraverso il riformismo coatto antidemocratico e antipopolare. Nonostante le tesi tanto in voga nel cinguettio mediatico filosofeggiante, che seguono le parole del “marxiano” professor Fusaro, per cui la virtuosa borghesia intellettuale è in via di dissolvimento e vittima tanto quanto la classe proletaria dei disegni macrofinanziari, è bene chiarire che è proprio la stessa borghesia, piccolo e media industriale, che beneficia dei disegni normativi del neolavoro, i quali risultano al tempo stesso essere, chiaramente, utili per la grande finanza e per la gestione della forza lavoro delle multinazionali. In sintesi, del Jobs Act, non ne beneficiano certo solamente aziende appaltatrici di amazon o i grandi industriali della metalmeccanica. Tutt’altro, chi beneficia della possibilità di schiavizzare attraverso i voucher o di assumere con contratti che di fatto risultano essere giornalieri, in quanto il lavoratore può essere spedito a casa dall’oggi al domani, è proprio la borghesia designata dalla visione fusariana come classe attaccata dal sistema della finanza mondialista. Chiarito ciò possiamo riorientare il discorso entro gli assi che ci permettono di individuare nel proletariato la classe realmente attaccata, con coerenza storica peraltro, dal sistema capitalistico oggi nella sua fase liberista più cinica mai conosciuta. Ciò è avvenuto in Italia col governo Renzi ed è ciò che sta drammaticamente spaventando i lavoratori francesi, che ai colpi del governo del presidente Macron hanno saputo rispondere con fermezza, riuscendo a formare sacche di resistenza e di opposizione alle politiche dell’Eliseo. I tre fasci di intervento centrali, che vanno a formare la treccia dell’orientamento delle politiche interne francesi (si esclude dunque in questo articolo tutto ciò che riguarda la politica estera: esportazione armata di democrazia in Africa e Medio Oriente, accordi commerciali appannaggio della solita élite dominante, ecc. ma anche tutto ciò che riguarda la vasta questione migratoria) li possiamo individuare in: Attacco al sistema pubblico del lavoro, con annessa progressiva volontà di privatizzare ciò che ancora risulta essere statale e quindi relativamente appartenente ai cittadini lavoratori e contribuenti (si veda qui l’attacco alle ferrovie SNCF, alla sanità già classista e anche alla funzione pubblica). Attacco al mondo dell’istruzione, dissolvendo il sistema di sussidi, eliminando l’assicurazione sociale (régime de sécurité sociale étudiante), ma soprattutto aumentando le facoltà a numero chiuso e inserendo un doppio livello di selezione per l’accesso all’università. Ciò si riflette nell’aumento degli impedimenti all’accesso al mondo della formazione universitaria, proprio per le fasce sociali più deboli. Tutto ciò premettendo che l’università francese, sulla falsa riga del modello scolastico anglosassone, risulta essere già fortemente classista e discriminante in quanto le università di livello risultano essere le costosissime università private (écoles normales superieures) bacino formativo della classe dirigente. L’ultimo fascio di interventi che compone il ridisegno macronista della società francese è sicuramente meno denunciato quanto più evidente e tangibile, soprattutto agli occhi di un esterno. Si tratta dello stato di sicurezza ad oltranza, indetto per contrastare il terrorismo islamista ufficialmente, ma che di fatto porta alla militarizzazione e al graduale assorbimento abitudinale della sorveglianza totale e normalizzata, assunta come dato di fatto dalla popolazione. Se presi nel loro insieme, questi tre elementi di violenza politica esercitata dal neo governo francese, ci permettono di designare il quadro distopico che si prospetta per la Francia nel tempo a venire. Ciò è la cifra dell’orientamento della prossima condotta dei governi valida presumibilmente a livello globale. Per riflettere sul comportamento del potere in seno al capitale, è utile patire proprio dall’ultimo punto che compone la nostra treccia d’analisi, la Sorveglianza. Ci si può rendere conto, più che nelle nostre città italiane, e questo lo affermo con stupore, dell’inquietante livello di allarmismo. Questa ridondanza lessicale è tesa proprio a trasmettere il clima in cui i cittadini francesi si stanno adeguando a condurre le loro vite. I mitra spianati e le tute militari li possiamo incrociare quotidianamente, ma questo può risultare relativamente normale in quanto sta diventando abitudine consolidata anche in Italia. La cosa che impressiona maggiormente è l’inserimento panottico del controllo in ogni ambiente pubblico. Ad esempio, l’ingresso alle università è presidiato da vigilantes, per altro spesso imbarazzati per il ruolo che si trovano a svolgere, che non permettono l’accesso prima di aver controllato capillarmente lo zaino di ogni studente che entra. Tale pratica, destinata a proteggere i luoghi pubblici dal terrorismo di matrice islamista, fa paura non tanto nella sua dimensione repressivo/controllante, ma nell’indifferenza aberrata, generata negli studenti, che regolarmente restano indifferenti di fronte alle perquisizioni che antecedono l’ingresso alle facoltà. Questa drammatica assunzione di normalità da parte della società civile rispetto alle misure antiterrorismo che diventano di fatto antagoniste delle più basilari libertà individuali, è la cifra della riuscita del graduale ridisegno distopico della società da parte del potere, che non si fatica a paragonare ad un orwelliano “1983” attualizzato. È proprio attraverso il riflesso delle misure antiterrorismo sulla sorveglianza ordinaria, alla quale l’intera società risulta essere sottoposta, che si può rilevare la dinamica di orientamento degli eventi da parte del potere, che li utilizza su un doppio livello. In primo luogo vi è la tendenza all’autoassoluzione da qualsiasi possibilità di colpevolezza, e qui basterebbe girare un attimo nelle banlieue parigine e nelle ZUP (Zone Urbane Prioritarie) delle diverse città francesi per rendersi conto della responsabilità del potere, che anni addietro ha svolto il ruolo di realizzatore del confinamento delle comunità arabe francesi attraverso le soluzioni dell’urbanistica, che oggi risultano essere corresponsabili della radicalizzazione dei francesi di seconda e terza generazione. In seconda istanza il potere si designa come unico e imprescindibile portatore di giustizia, esercitata attraverso l’ormai ordinaria repressione coercitiva e sorveglianza ordinaria. Questa attitudine al controllo assimilato, si sviluppa parimente all’altra porzione dell’intervento macronista che tanto ricorda le misure renziane, misure che oggi umiliano lavoratori e studenti in tutta Italia, col reinserimento dello sfruttamento minorile come prassi scolastica attraverso il sistema dell’alternanza scuola-lavoro, e con la precarizzazione di qualsiasi forma di lavoro sottoposto. È così che anche in Francia, mondo dell’istruzione e lavoro pubblico vedono convergere nella drammatica dissoluzione delle loro funzioni la loro essenza, condotta in quello che è il processo di aziendalizzazione o finanziarizzazione del totale, anche di ciò che fino a poco tempo fa non avremmo mai potuto immaginare potesse essere intaccato dalle priorità dell’economia sulle esigenze sociali. Se da un lato, come già è stato anticipato, i pochi baluardi ancora sotto il controllo statale, quali ospedali e ferrovie, vengono attaccati nel tentativo di ridurre il servizio a merce, di cui i padroni saranno gli unici beneficiari, parallelamente la progressiva distruzione della scuola pubblica, ancora relativamente libera e accessibile, viene attaccata nel tentativo di disintegrarla e di renderla mero strumento di selezione e condanna del meno capace. L’inserimento del numero chiuso (prassi che in Italia è peraltro già stata digerita e assimilata da anni), risulta essere il faro d’allarme della limitazione alla possibilità di accedere equamente alla formazione. Secondo il celebratissimo criterio del merito, che di fatto assegna, a chi ha già una predisposizione e una formazione individuale, la possibilità di studiare e di emanciparsi, si afferma, per chi invece in virtù dell’inevitabile paragone competitivo, non risulta essere abbastanza all’altezza, o semplicemente risulta irrimediabilmente inferiore allo studente concorrente più meritevole, una condanna alla miseria intellettiva. Ciò dimostra come il criterio meritocratico introdotto nei sistemi selettivi non determini di fatto una selezione, quanto piuttosto una preclusione, risultando per ciò stesso criterio criminale e vigliacco. A ciò va sommata la riduzione della formazione a unico strumento per il lavoro, inutile nella sua funzione storica, che la vedeva mezzo di emancipazione intellettiva. Questa funzione storica dell’istruzione risulta essere all’antipodo dell’odierna concezione dell’università, considerata come strumento profittuale individualistico, utile nella misura in cui può concorrere a produrre maggiore ricchezza per l’individuo. La riduzione dunque del percorso scolastico a competizione tra studenti, riflette ciò che la società adulta pare voler comunicare: “Basta cooperazione! Basta mutualismo! Che i deboli crepino nella loro miseria e che il meritevole domini in virtù della propria superiorità!” È allora vero forse che quello che stiamo vivendo è sì più che mai un totalitarismo olistico. È il più feroce dei totalitarismi storicizzati, e la sua ferocia sta proprio nella sua non visibilità e nel suo laissez faire, che pare tanto bello e democratico. Ciò che è sicuro è che siamo liberi quanto pesci in un acquario e che solo la rivoluzione può essere fonte di rottura delle pareti di vetro che circondano la nostra esperienza. È proprio in virtù della coordinazione delle politiche padronali capitalistiche sul piano internazionale che dobbiamo rispondere con fermezza attraverso la coordinazione di lavoratrici e lavoratori di tutto il mondo. Esprimiamo così la più totale solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori, agli studenti e alle studentesse, ai proletari e alle proletarie francesi e italiani. Per la rivoluzione internazionale. 

Lorenzo Brunello

31.3.18

PRESIDIO IN SOLIDARIETA' CON I PRIGIONIERI POLITICI CATALANI

PRESIDIO IN SOLIDARIETA' CON I PRIGIONIERI POLITICI CATALANI 

Oggi a Firenze, come in tante altre città della Spagna e di tutta Europa, siamo scesi in piazza per chiedere la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici catalani e per sostenere il diritto all'autodeterminazione per tutti i popoli della penisola iberica nella prospettiva di una repubblica federale iberica. In particolare siamo scesi in piazza anche per condannare il ruolo reazionario della monarchia spagnola e del governo Rajoy. Questo è stato un primo momento di solidarietà per rispondere celermente all'ultima ondata di arresti, ne seguiranno altri nei prossimi giorni. 

#LlibertatPresosPolítics





Sostieni il PCL

Sono in vendita le nuove magliette del PCl a 12 € l'una più spese di spedizione, mettiti in contatto con la nostra mail per acquistarle