5.12.14

SAKINE CANSIZ. LA STORIA DI UNA GUERRIGLIERA, UNA FEMMINISTA, UNA LIBERATRICE, UN'EROINA


Sakine Cansız nasce a Dersim (Tunceli) nel 1958. La politica è una passione che la infiamma presto e infatti: dapprima attiva nel movimento giovanile studentesco di Elazığ, decide di optare per una scelta ben più radicale, unendosi al movimento rivoluzionario curdo nel 1976 e presto diventa una dei fondatori del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Fresca di partecipazione al congresso di fondazione del PKK, il 27 novembre 1978, subisce l’immediato arresto a Elazığ, incarcerata insieme ad un gruppo di amici e compagni. Ma il peggio arrivò due anni dopo, in seguito al colpo di stato militare del 12 settembre del 1980, subendo pesantissime torture. Di lei, abbiamo il coraggio e la resistenza che diventa simbolo e manifesto della libertà e della battaglia delle donne curde. Come guerrigliera e donna a capo del PKK preparò una difesa politica davanti al tribunale militare di Diyarbakir. Indomita, nel 1991, dopo essere stata rilasciata, ha continuato a combattere e in diversi luoghi del Medio Oriente. E’ del 1998 l’asilo politico in Francia, ma la questione curda in lei rimane forte e la sua militanza non si interrompe ed è attiva politicamente soprattutto (e non solo) sui temi delle donne: ne dibatte in diversi paesi europei ed in Germania - dove pur se brevemente - trova il carcere ad Amburgo. E’ stata personalità di spicco del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK). Sakine Cansız è dunque volto e simbolo della resistenza e della liberazione delle donne curde ma anche icona di un popolo, del Kurdistan e del dramma della diaspora.E’ il vessillo femminista del movimento di liberazione kurdo. Non si è mai tirata indietro e non ha avuto certo problemi a sputare in faccia al suo torturatore, quando era in carcere. E fiera e muta, è rimasta quando le hanno amputato i seni, senza mai urlare. Non ha fatto nomi, non ha tradito i suoi compagni. Una volontà d’acciaio in un sorriso dolce e incorniciato da folti capelli rossi. Appassionata alla vita, come sono gli eroi, trasmetteva amore ed energia.Era nel mondo, lavorava nel mondo e aveva la considerazione dei suoi nemici, guadagnandosi il loro rispetto.Speranza di un’intera nazione. Muore, lasciando l’umanità orfana dell’ennesimo giusto.

Di Sakine Cansiz, si vuole ricordare il primo libro dei tre volumi a cui vi si è dedicata durante la guerriglia sulle montagne del Kurdistan e del Medio Oriente, negli anni 1996-1998. E’ racconto biografico e che prende aria e profondo respiro nelle narrazione. Qui vi è descritta la sua famiglia, le condizioni in cui è cresciuta, in che modo viene a conoscenza del movimento di liberazione, il lavoro dell’epoca, il panorama politico, gli sviluppi e poi l’arresto. La sua descrizione è piena e distesa e ricca è la descrizione dei primi anni della lotta di liberazione in Kurdistan, soprattutto perché è lo sguardo di donna che ne dà una diversa prospettiva. Tant’è che va ricordato, di questa meravigliosa guerriera, che è stata tra le poche donne che ha presenziato, partecipato e infine dato il via al congresso di fondazione del PKK.

In questo libro, è possibile conoscere particolari sconosciuti, che non erano mai venuti alla luce di quel periodo e mai pubblicati prima. E’ il racconto commovente e allo stesso tempo tagliente di figlie del patriarcato di un sistema arcaico, feudale e che pure si avvicinano e si organizzano nella lotta di liberazione, ne descrive i momenti, i passi essenziali e il prezzo che si è pagato per tutto questo.

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