1.6.17

NARDELLA E IL TURISMO BAGNATO





“Sposa bagnata, sposa fortunata!” recita un vecchio adagio per consolarsi della presenza di pioggia nel giorno del matrimonio. Chissà se la formula è valida anche per il turista? La notizia ha iniziato a girare in sordina e all’inizio è stata presa come una delle tante fake news che circolano in rete, ma nel pomeriggio della giornata di mercoledì 31 maggio è comparsa nelle edizioni on line di testate autorevoli, come Repubblica o Il Messaggero, con tanto di documentazione filmata e intervista al primo cittadino di Firenze. 

Roba da non crederci, il piddino Dario Nardella, sindaco di questa città, ha deciso di impartire una sorta di lezione collettiva di “bon ton” turistico e per farlo usa l’acqua; ma partiamo dall’inizio. Firenze è una città d’arte, già importante centro culturale, commerciale, economico e finanziario nel Medioevo, è considerata il luogo d'origine del Rinascimento, universalmente riconosciuta come una delle culle dell’arte e dell’architettura, patrimonio dell’Unesco, conta milioni di presenze turistiche all’anno, ma di contro è un “organismo” fragile proprio per i suoi contenuti e milioni di presenze turistiche, in qualche maniera, minano questa sua fragilità, vuoi perché sono tante, vuoi perché capita che qualcuno utilizzi in maniera che non piace all’amministrazione, spazi che sono il salotto buono della città e allora ecco la risposta di Nardella: “operazione acqua”, marciapiedi bagnati, in orari strategici, per evitare che il turista scostumato, ma magari stanco, utilizzi scale e sagrati delle chiese per sedersi o, per usare un termine oramai diventato istituzionale, per bivaccare. 

Ad inaugurare questo capitolo “anti turismo trash” sono state le scale di Santa Croce: dopo che i vigili avevano fatto alzare quanti sedevano su quei gradini, è entrata in funzione l’autobotte della ditta che si occupa della pulizia delle strade, un bel getto di acqua a pressione, rigorosamente filmato, come testimonianza e monito, anche a futura memoria. Se è vero che molti consumano il cibo per strada e qualcuno lascia tracce del proprio passaggio, va anche detto che in molte città straniere questa sorta di “disordine” non è ammessa, ma di contro vengono offerti spazi attrezzati per la sosta, senza dover, per forza, entrare in un bar e pagare per sedersi e, dal momento che noi non siamo malpensanti, siamo sicuri che questo aspetto della questione, sia la fase due dell’operazione acqua. 

Però, poi, magari è il caso di fermarsi un attimo a ragionare: Firenze vive di turismo e, considerato il suo patrimonio artistico e culturale, non potrebbe essere altrimenti. Turismo significa gente e questo, tradotto in moneta contante, vuol dire un imponente indotto di lavoro il cui finanziatore è il turista, quello che siede sui gradini del Duomo e quello che, magari con la bocca ancora unta di focaccia, per testimoniare la sua visita, si fa il selfie utilizzando come sfondo la bronzea Porta del Paradiso di Ghibertiana memoria. Indotto significa una catena lavorativa dove, a parte chi guadagna e straguadagna, sono impiegate, spesso sfruttate e sottopagate, tantissime persone con compiti diversi, ma tutti connessi al turismo e se il meccanismo dovesse andate in tilt o avere segni di cedimento, i primi a soffrirne sarebbero proprio questi, in sostanza quelli di sempre, con buona pace dell’amministrazione e nell’indifferenza dei propri datori di lavoro. 

È anche vero che gente significa confusione, ma la gestione di questa confusione è indicativa della qualità dell’amministrazione: la risposta non può essere questa sorta di gavettone collettivo con velata esortazione ai commercianti (così si è espresso il sindaco Nardella) a “fare questo tipo di attività” per quanto riguarda i marciapiedi perche, l’amministrazione ne sarebbe “ben contenta”. Ora magari ci sarebbe pure da pensare che questa trovata estemporanea di Nardella possa essere uno dei mille rivoli in cui può prendere piega il Decreto Minniti, di fatto scritto a misura del diritto del cittadino “perbene” alla sicurezza e al decoro, decreto che, di fatto, incide sulla libertà personale, che non si rivolge a chi commette reati di rilevanza penale (per quello c’è il codice e le leggi di polizia), ma contro chi “mette in atto comportamenti lesivi del decoro urbano e turba la percezione di sicurezza da parte dei cittadini.” e a questo punto il sindaco sceriffo creato da Minniti si ritrova i mezzi per consentire, a giudizio degli agenti della sua polizia, di non far frequentare ad alcune persone, magari poveri e mendicanti, quelle zone di città in cui la loro presenza risulti indecorosa o comunque inadatta. 

Ci asteniamo dal suggerire qualsiasi cosa perché non siamo operatori turistici, né abbiamo la vocazione di amministratori comunali, ci limitiamo a rimanere interdetti alla risposta che si dà a questo aspetto del governo della componente più importante dell’economia di questa città; ci sarebbe piaciuta una risposta diversa, soprattutto intelligente (ma che in realtà in sé contiene un preciso significato) perché questa esemplificazione, magari, alla fine ti fa fare il cattivo pensiero che il provvedimento non sia proprio tra i più utili e che anzi di fatto, si risolva né più e né meno in una boutade - che ha fatto ridere solo il sindaco - ridicola sì ma soprattutto arcigna nell’imposizione di una volontà precisa: la gentrificazione dal volto disumano che pretende gli spazi solo come i luoghi fisici che consentono merci, scambi e transazioni economiche, lontanissimi da ogni tipo di confronto ed incontro dal basso e infine la goffa istituzionalizzazione - e in questo caso davvero poco ironica e collettiva - delle battaglie d’acqua che più o meno tutti, quando eravamo ragazzi, abbiamo fatto sulle spiagge.

Nessun commento:

Sostieni il PCL

Sono in vendita le nuove magliette del PCl a 12 € l'una più spese di spedizione, mettiti in contatto con la nostra mail per acquistarle